orecchie del cavallo manuale d'equitazione per un'amata

Andare a cavallo: quando la tecnica diventa un fatto morale

Andare a cavallo non è solo tecnica, ma relazione, carattere e verità interiore. Una lettura sull’equitazione come atto morale, da Rudolf G. Binding.

Andare a cavallo non è soltanto una questione di tecnica. Non riguarda solo il controllo del corpo, la precisione dei gesti o l’obbedienza dell’animale. Per Rudolf G. Binding, andare a cavallo è prima di tutto un fatto interiore: un modo di stare nello spazio, di rapportarsi alla verità, di mostrarsi per ciò che si è. In sella, il cavaliere non comunica solo con le mani e con le gambe, ma con il proprio carattere. Ed è proprio lì che il cavallo risponde, o si sottrae.

“Andare a cavallo è un infinito assentire, proprio nel momento in cui sembra che tu stia negando qualcosa al tuo cavallo.”

Questa è una delle frasi più sottili e spiazzanti di Rudolf G. Binding. Perché rovescia l’idea comune di controllo, obbedienza, comando.
Qui l’equitazione non è dominio, ma consenso profondo. Una danza dove dire “no” al cavallo, in realtà, è un altro modo di dire “sì” alla relazione.

Chi monta male, e perché

Binding inizia senza mezzi termini:

“Colui che disdegna la terra che non ama il vasto spazio, che è meschino e pedante, colui che cerca sotterfugi, che ha un animo poco chiaro, che dubita e che nega, monta male.

E qui la poesia si fa ritratto psicologico. Non è il gesto tecnico che fa il buon cavaliere, ma l’indole. Il rapporto con lo spazio, con la verità, con sé stesso.
Chi è meschino, pedante, oscuro nell’animo non può montare bene. Perché il cavallo, e qui sta la chiave, non si lascia condurre da chi si nasconde.

Il cavallo percepisce la tua coerenza. Se cerchi scorciatoie, se sei insicuro, se dubiti, lui si irrigidisce. Se menti, anche solo a te stesso, lui si chiude.

L’arte equestre come specchio morale

Chi monta bene non è solo tecnicamente abile. È moralmente presente.

“Colui che vuole andare dritto, che cerca la vita, che ama il vasto, colui che è padrone almeno di sé stesso, colui che è composto e raccolto, che si fida di sé e che possiede un animo chiaro forse monta bene.”

Questa non è retorica. È una descrizione chirurgica di chi, in sella, non si limita a fare, ma essere. Essere centrato, lucido, aperto. Essere allineato con ciò che chiede. Essere padroni almeno di sé stessi.

Perché il cavallo non accetta confusione, ambiguità, doppiezza. Se tu non sai dove stai andando, non nel percorso, ma dentro, lui non ti seguirà.

L’apparente negazione è in realtà fiducia

Ed ecco la parte più potente e filosofica del testo:

“Andare a cavallo è un infinito assentire, proprio nel momento in cui sembra che tu stia negando qualcosa al tuo cavallo.”

È un paradosso. Perché nella pratica equestre, spesso dobbiamo dire “no”:
No a una partenza affrettata.
No a un movimento scorretto.
No a un impulso fuori tempo.

Eppure, dice Binding, ogni “no” è un modo di dire “sì”.
Sì alla chiarezza.
Sì al rispetto reciproco.
Sì al movimento vero, nato da due volontà che si riconoscono.

In quei momenti in cui il cavaliere deve negare qualcosa al cavallo – correggerlo, guidarlo o limitarlo – non è una vera negazione, ma un altro modo di assentire, poiché guida il cavallo verso un movimento più armonioso e sicuro.

L’essenza dell’equitazione, quindi, è il compromesso tra guida e ascolto, tra controllo e libertà, in un dialogo costante e fluido tra cavallo e cavaliere.

Il cavallo non tollera l’ambiguità

Chi è dubbioso, cinico, chi dissimula o si chiude, non potrà mai entrare davvero in dialogo con il cavallo.
La fiducia non si chiede: si trasmette.
Il rispetto non si impone: si merita.
E la connessione non si forza: si crea, con coerenza e apertura.

Per questo, in fondo, l’equitazione non è solo un’arte del corpo. È un’arte dell’animo.
E la poesia di Binding lo esprime meglio di mille trattati.

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Manuale d’equitazione per un’amata
di Rudolf G. Binding

Questo libro straordinario non è solo un manuale sull’arte dell’equitazione, ma un omaggio autentico alla passione per i cavalli e all’amore per uno sport nobile e senza tempo. Il testo è impreziosito dalle riflessioni di Daria Camilla Fantoni, rinomata amazzone e istruttrice di grande prestigio nel panorama equestre, sapientemente rielaborate da Nina Cihak.
Il contributo della Fantoni aggiunge un tocco unico e prezioso, portando con sé la sua profonda esperienza e dedizione verso il mondo dei cavalli, arricchendo il libro di saggezza e autenticità che solo una vita vissuta a stretto contatto con l’equitazione può offrire.

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