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Ci lascia Monty Roberts: l’uomo che ha cambiato l’equitazione

Il leggendario “Uomo che ascolta i cavalli” ci ha lasciati il 1° agosto. Dai mustang del Nevada all’amicizia con la Regina Elisabetta ecco come un uomo ha cambiato per sempre l’equitazione.

È possibile rivoluzionare un millenario rapporto senza mai alzare la voce? Il 1° agosto il mondo equestre ha perso uno dei suoi interpreti più iconici: la morte di Monty Roberts, all’età di 91 anni, segna la fine di un’era e la consacrazione definitiva di una vera e propria filosofia di vita.

Per decenni, il suo nome è stato sinonimo di comunicazione non violenta ed equitazione etica. Ma cosa rende la sua parabola d’addestramento così speciale, tanto da affascinare persino la testa coronata più famosa del pianeta?

Dai rodeo alle distese del Nevada: la genesi di un’eresia

Prima di diventare l’autore da milioni di copie con L’uomo che ascolta i cavalli, Monty Roberts era solo un giovane stuntman e rider da rodeo cresciuto sotto la disciplina ferrea di un padre ancorato alle tradizionali tecniche di domatura, basate sulla sottomissione.

La svolta arrivò osservando i mustang dello Utah e del Nevada. Osservando le mandrie allo stato brado, Roberts comprese che i cavalli non comunicano attraverso la minaccia, ma mediante un raffinato linguaggio del corpo fatto di micro-segnali, posture e sguardi: un codice invisibile che lui stesso ribattezzò “Equus”.

Rifiutare la coercizione per abbracciare l’ascolto fu un gesto di rottura, un’autentica eresia per l’epoca, che trasformò il ragazzo dei rodei nel fondatore di un nuovo modo di concepire il benessere del cavallo.

“Nessun buon padre picchierebbe il proprio figlio per insegnargli a leggere. Perché dovremmo farlo con un cavallo?”

Il metodo Join-Up: quando la fiducia sostituisce la catena

Il cuore pulsante del lavoro di Roberts resta il celebre metodo Join-Up, una tecnica sviluppata all’interno del tondino (o round pen). Invece di “spezzare” la volontà dell’animale, il Join-Up sfrutta la natura sociale del cavallo come animale da fuga.

Questa intuizione non solo ha cambiato la vita di migliaia di cavalli cosiddetti “problematici”, ma ha trovato immediata applicazione sia nel mondo dell’ippica d’alto livello sia nella gestione quotidiana del cavallo da sella.

Dalle corse alla Corona: l’eredità di un visionario

L’efficacia del suo approccio fu dimostrata sul campo anche nel mondo del galoppo. Roberts vantava un occhio clinico unico, culminato con l’acquisto di Alleged, il purosangue capace di vincere per due volte consecutive il prestigioso Prix de l’Arc de Triomphe.

Ma l’incontro che cambiò la percezione pubblica della sua opera fu quello con la Regina Elisabetta II. Colpita dalle sue dimostrazioni, la sovrana britannica divenne la sua più grande estimatrice e mecenate, spingendolo a mettere per iscritto le sue teorie e a diffonderle in tutto il mondo.

L’ascolto come unica strada per il futuro

La scomparsa di Monty Roberts lascia un vuoto incolmabile, ma la sua lezione rimane viva in ogni tondino, in ogni scuderia e in ogni cavaliere che sceglie di usare l’ascolto prima della forza. La sua non è stata soltanto una tecnica di addestramento, ma una vera e propria lezione di rispetto reciproco tra specie diverse.

In un mondo che va sempre più veloce, la storia di Monty Roberts ci ricorda una verità fondamentale: la vera leadership non si impone con la forza, ma si conquista con la fiducia.

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