talento equestre

Come si muove il cavallo: quando il movimento nasce davvero

Come si muove il cavallo non dipende solo dall’energia: azione, posizione ed equilibrio trasformano un gesto imposto in un movimento espresso e consapevole.

Come si muove il cavallo? La risposta non è così semplice. A prima vista sembrerebbe una domanda elementare. Il cavallo si muove perché avanza, cambia andatura, parte, rallenta, si ferma. Ma chi monta davvero sa che il punto non è soltanto se il cavallo si muove. Il punto è come si muove.

C’è un movimento che nasce libero, chiaro, quasi inevitabile. E ce n’è un altro che appare corretto, ma è tirato, forzato, ottenuto più per costrizione che per comprensione. In mezzo a questa differenza si gioca una parte enorme dell’equitazione: quella in cui il cavaliere smette di chiedere in modo grossolano e comincia a costruire il gesto con consapevolezza.

Il movimento non nasce da solo: nasce da azione e posizione

Étienne Beudant in Esterno e Alta Scuola, definisce il principio in modo netto: il cavaliere trasmette la propria volontà al cavallo attraverso il linguaggio degli aiuti. Le gambe e la mano indicano azione e posizione.

L’azione è la forza propulsiva necessaria per ottenere il movimento richiesto. È l’energia che mette in moto la massa. La posizione, invece, è la distribuzione del peso sui quattro arti in funzione di quel movimento. Una spinge, l’altra organizza. Una mette in marcia, l’altra dà forma.

Beudant va al cuore del problema: il movimento è il risultato della combinazione tra azione e posizione, oppure il passaggio dal movimento all’inazione. Non è una definizione fredda. È una chiave di lettura potentissima. Vuol dire che ogni partenza, ogni transizione, ogni arresto ha bisogno non solo di energia, ma anche di ordine.

Quando l’energia c’è, ma il movimento non funziona

Uno degli equivoci più comuni è credere che un cavallo che va in avanti stia lavorando bene. Non è così. L’energia, da sola, non basta. Anzi, quando non trova una forma corretta, spesso genera solo fretta.

Se c’è azione ma non c’è posizione, il cavallo si muove male. Corre invece di spingere davvero, si sbilancia, cade sulle spalle, si appoggia alla mano, irrigidisce il dorso. A quel punto il cavaliere sente attività, ma non ha ottenuto qualità.

È il caso del movimento imposto: un movimento che esiste, ma non è nato bene. È stato prodotto dall’esterno, non costruito dall’interno. Lo si vede in quei cavalli che “fanno”, ma non sembrano mai comodi, né per loro stessi né per chi li monta.

Il rischio opposto: la forma senza vita

C’è però anche l’errore contrario, forse ancora più insidioso. È quello della posizione senza vera azione. Il cavallo appare composto, magari perfino elegante, ma sotto quella forma manca la spinta autentica.

In quel caso il gesto sembra ordinato, ma non vive. Il cavallo non attraversa il movimento: lo subisce. Non c’è slancio, non c’è disponibilità, non c’è quella qualità che rende il lavoro piacevole da vedere e da sentire. Anche qui il risultato è un movimento incompleto. Meno vistoso, più “pulito” magari, ma comunque non espresso.

Movimento imposto e movimento espresso: una differenza decisiva

È qui che il discorso diventa davvero interessante.

Il movimento imposto è quello che il cavallo esegue perché la richiesta è pressante, insistita, poco armonica. Non sempre è brutto da vedere, ma spesso è povero da sentire. Manca di fluidità, di morbidezza, di adesione sincera. Il cavallo si muove, ma non partecipa davvero al gesto.

Il movimento espresso, invece, è un’altra cosa. È il movimento in cui l’energia scorre dentro una struttura corretta. Il cavallo sembra capire il senso della richiesta e organizza il proprio corpo per realizzarla. Non subisce il gesto: lo offre.

La differenza non sta solo nei grandi esercizi. Si vede nelle cose più semplici: una partenza al trotto, una transizione al passo, un arresto. In tutti questi momenti il cavallo può rispondere in due modi: può eseguire oppure può esprimersi. E il buon cavaliere sente subito la differenza.

Come si muove il cavallo quando è davvero in equilibrio

Beudant lega il movimento all’equilibrio con una chiarezza rara. Il cavallo libero è sempre in equilibrio, perché dispone naturalmente del proprio corpo. Montato, invece, resta in equilibrio solo quando l’equilibrio del cavaliere si fonde con il suo.

Questo significa che il movimento buono non dipende soltanto dal cavallo, ma anche dalla qualità dell’assetto di chi monta. Un cavaliere in appiombo permette al cavallo di usare il proprio peso nel modo più naturale possibile. Un cavaliere sbilanciato, duro o incostante altera la distribuzione dei pesi e rende più difficile ogni gesto.

In altre parole: per capire come si muove il cavallo, bisogna osservare anche come si siede il cavaliere.

Ogni cambiamento deve avvenire con consapevolezza

Una transizione ben fatta non è mai un incidente. È una decisione preparata. Il cavallo deve essere pronto, il cavaliere deve aver sentito il momento giusto, la richiesta deve essere proporzionata.

Qui entra in gioco un altro concetto fondamentale: il tatto. Beudant lo definisce come la dote che indica al cavaliere il modo, il momento, l’intensità e la durata della sua azione. In pratica, il tatto è ciò che impedisce al gesto di diventare brutale o confuso. Ogni cambiamento di andatura, direzione o atteggiamento dovrebbe avvenire così: non con fretta, non con automatismo, ma con lucidità. Il movimento non si strappa. Si prepara, si accompagna, si riceve.

Quando cavallo e cavaliere danzano davvero

Il titolo non è casuale. Quando il movimento è giusto, tra cavallo e cavaliere accade qualcosa che somiglia davvero a una danza. Non nel senso romantico del termine, ma nel senso più preciso: c’è ritmo, equilibrio, ascolto reciproco, misura.

Ne parla Beudant in Esterno e Alta Scuola, quando fa capire che l’energia da sola non basta e che la posizione, senza vita, resta vuota. Il movimento nasce davvero solo quando il cavallo viene messo nella condizione di esprimere ciò che gli si chiede. Ed è proprio questo il punto che fa la differenza tra un cavallo che obbedisce e un cavallo che collabora.

Una domanda da portare in sella

La prossima volta che chiedi una partenza, una transizione o semplicemente qualche passo in più, prova a domandarti non solo se il cavallo ha risposto, ma come ha risposto. Hai ottenuto un gesto o hai generato un movimento? Sembra una sfumatura. In realtà, è lì che si capisce se stai montando davvero.

Per approfondire il pensiero di Étienne Beudant

Esterno e alta scuola  è la prima e unica edizione italiana della pubblicazione del grande cavaliere francese. Si tratta di un’edizione evento in quanto riunisce in un unico volume l’edizione del 1923, la versione inedita del 1948 e dei testi inediti sul generale Faverot de Kerbrech.

Uno dei classici più letti della letteratura equestre. Un bestseller secondo le classifiche di IBS.IT

Disponibile su:

imisteridelcavalloStore >>> ACQUISTA ON LINE

ElephantsBooks in libreria oppure ACQUISTA ON LINE

IBS.IT >>> ACQUISTA ON LINE

laFeltrinelli >>> ACQUISTA ON LINE

Il testo è ordinabile (fornendo il codice ISBN: 9788890950421) presso tutte le librerie in territorio nazionale.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.