Equilibrio a cavallo non è postura: nasce dal dialogo tra azione e posizione. La lezione di Beudant per un cavallo leggero, stabile e disponibile alla mano.
«È il vento che soffia nelle vele della nave.» Così il conte d’Aure descriveva l’impulso. Ma il vento, senza timone, porta alla deriva. In sella, timone e vela hanno nomi precisi: posizione e azione. Da quell’accordo nasce l’equilibrio.
Nel manuale Esterno e Alta Scuola, Étienne Beudant ricorda che la volontà del cavaliere passa attraverso il linguaggio degli aiuti: le gambe e la mano «indicano l’azione e la posizione». L’azione è la spinta che mette in moto; la posizione è la distribuzione del peso sui quattro arti in funzione del movimento richiesto. Il cavallo libero è sempre padrone delle proprie forze; montato, ritrova questo stato quando l’assetto del cavaliere si fonde con il suo.
Azione: l’energia che non deve travolgere
Beudant distingue con chiarezza l’impulso dalla fretta. L’impulso è «vapore» regolato: energia pronta, erogata in modo costante e diretta verso la mano. L’azione corretta libera le “molle” del dorso: il cavallo si porta, non si trascina.
Posizione: la geometria che organizza la forza
La posizione riguarda come il cavallo porta il suo corpo. In libertà, l’incollatura tende all’orizzontale al passo e al galoppo, si alza leggermente al trotto; quando “brilla”, il collo si eleva e la testa si avvicina alla verticale, nel piego. Montato, la posizione migliore è quella che assumerebbe da sé per compiere lo stesso gesto: il compito del cavaliere è predisporla, non imporla.
Due facce, un solo risultato: equilibrio
- Troppa azione senza posizione: cavallo che spinge contro la mano, si allunga sull’avantreno e irrigidisce il dorso.
- Troppa posizione (mano/assetto che trattengono) senza azione: cavallo piatto, spento, che cade dietro la gamba.
- L’equilibrio emerge quando l’impulso trova una via libera in un contatto leggero: non vuoto, non pesante; un filo elastico che lascia passare l’energia verso la mano.
Statico e dinamico: due test pratici
- Statico: fermo in appoggio, il cavallo distribuisce il peso in modo che non servano “stampelle” di mano o gamba. L’assetto cavaliere è in appiombo, con bacino vivo e spalle rilassate.
- Dinamico: in movimento, l’equilibrio si legge nella regolarità del ritmo e nella possibilità di modulare con semplici indicazioni il carico sulle diverse gambe: spalle leggere, posteriori disponibili a “passare sotto”.
Correzioni rapide (senza strappi)
- Inserisci transizioni frequenti (passo–trotto–passo; trotto–galoppo–trotto) mantenendo il contatto elastico: l’azione si riordina nella posizione.
- Usa la mezza fermata come parentesi, non come freno: schiena morbida, dita che chiudono e riaprono, bacino che assorbe.
- Ricentra l’assetto: se ti “siedi pesante” sposti male la distribuzione del peso; se ti svuoti, togli sostegno. Le ossa ischiatiche devono sentire il movimento, non schiacciarlo.
Benessere, non solo tecnica
Quando azione e posizione dialogano, il dorso oscilla, la bocca resta tranquilla, il respiro è regolare. È qui che l’eleganza smette di essere estetica e diventa benessere del cavallo.
Beudant sintetizza: il cavallo montato è in equilibrio quando bastano «semplici indicazioni» per cambiare la disposizione del peso sulle gambe. È il metro più onesto del lavoro fatto bene. Non forza, ma tocco; non trucchi, ma coerenza. Questo principio attraversa tutto Esterno e Alta Scuola: l’impulso è vento utile solo se la posizione dà rotta.
La prossima volta che senti il cavallo pesante o vuoto, chiediti: l’energia che chiedo con la gamba ha una strada aperta o trova un muro nella mia mano? In quell’istante decidi se stai dando un aiuto o un contrordine. Provare a misurare meno la velocità e più la qualità del contatto.
Esterno e Alta Scuola
Étienne Beudant
Esterno e alta scuola è la prima e unica edizione italiana della pubblicazione del grande cavaliere francese. Si tratta di un’edizione evento in quanto riunisce in un unico volume l’edizione del 1923, la versione inedita del 1948 e dei testi inediti sul generale Faverot de Kerbrech.
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