Esercizi di equitazione: quando servono davvero, quando no, e come usarli per formare cavalieri solidi e flessibili secondo Francesco Amalfi.
In equitazione, la fretta non funziona.
Puoi provare a bruciare le tappe, a spingere te stesso e il cavallo verso obiettivi ambiziosi, ma presto ti scontrerai con un muro: rigidità, resistenza, frustrazione.
Montare bene non è questione di forza o volontà. È questione di percorso. Di progressione.
Lo scrive con chiarezza Francesco Amalfi nei suoi Scritti equestri, un testo che ha ancora oggi molto da insegnare a chi vuole davvero crescere in sella.
Gli esercizi di equitazione servono davvero — se sono usati con intelligenza
Spesso si pensa agli esercizi di equitazione come a una serie di prove da superare: trotto senza staffe, figure in maneggio, cambi d’andatura, transizioni. Ma Amalfi ci mette in guardia: un esercizio senza contesto può irrigidire, stancare, persino rovinare un cavaliere.
Il lavoro deve essere progressivo, costruito passo dopo passo, proprio come si fa in palestra: si sviluppano muscoli nascosti, si adatta il corpo, si prepara la mente. L’armonia nasce dalla ripetizione intelligente, non dalla prova di resistenza.
Dal passo al galoppo, senza salti inutili
Amalfi propone una sequenza precisa, che ancora oggi dovrebbe essere il riferimento per chi insegna e impara:
- Si parte da passeggiate rilassate, per costruire confidenza e connessione.
- Si inseriscono esercizi di maneggio semplici, per sciogliere corpo e mente.
- Si alternano le andature con criterio, rispettando il ritmo del cavaliere e del cavallo.
- Solo dopo, si tolgono le staffe, non come punizione o rito di passaggio, ma come mezzo per raffinare la sensibilità e la solidità.
È una progressione che ha senso. Che rispetta i tempi. Che prepara, non traumatizza.
Lavorare con il cavallo, non contro di lui
Gli esercizi non sono fine a sé stessi. Devono aiutare cavallo e cavaliere a muoversi insieme, ad ascoltarsi. Per questo, Amalfi sottolinea l’importanza di alternare lavoro in maneggio e passeggiate lunghe, dove i muscoli si rilassano e i progressi si consolidano.
Anche l’andare “alla mano” — cioè senza usare troppa pressione, ma guidando con leggerezza — diventa parte del percorso. Non si spiega troppo, si lascia sentire. Si lascia che cavallo e cavaliere imparino a fluire.
Perché questo approccio serve anche oggi
Oggi si cerca spesso il risultato immediato: l’assetto perfetto, il controllo totale, l’ostacolo superato. Ma se salti passaggi fondamentali, costruisci sul vuoto.
Il metodo progressivo proposto da Amalfi non è solo efficace, è attuale.
Serve a formare cavalieri completi: non solo forti, ma anche flessibili. Non solo sicuri, ma anche sensibili.
Un libro che vale più di un manuale
Scritti equestri non parla solo di cosa fare in sella. Ti invita a riflettere sul perché farlo, quando farlo e come farlo con rispetto.
È un libro che può ispirare il principiante, far riflettere il cavaliere esperto e guidare l’istruttore nella costruzione di un metodo più umano, più efficace, più vero.
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Esercizi sì, ma con intelligenza
Gli esercizi di equitazione sono strumenti preziosi. Ma sono solo efficaci quando inseriti in una logica di progressione e ascolto.
Seguendo la visione di Amalfi, si costruisce un cavaliere armonioso: solido ma non rigido, sensibile ma non fragile, capace di sentire e di guidare.
E in fondo, questo è l’unico modo per montare davvero bene.


