Montare e scendere da cavallo da destra: perché essere ambidestri deve essere una norma e non un’eccezione.
Perché sempre da sinistra? Chi ha messo piede in una scuderia anche solo per un weekend sa che si monta a cavallo da sinistra. Lo si insegna così, da sempre, senza neanche spiegare il perché. È la prassi. È la tradizione. È … comodo. Ma è anche limitante. In un mondo equestre che si evolve, sempre più attento al benessere del cavallo e alla consapevolezza fisica del cavaliere, forse è tempo di chiedersi: perché non montare (e scendere) anche da destra?
E ancora meglio: perché non renderlo una pratica standard, alla pari della sinistra?
Contesto storico (e superato)
La consuetudine di salire da sinistra risale ai cavalieri armati di spada, che la portavano appesa al fianco sinistro. Montare dal lato opposto avrebbe significato sbattere l’arma contro la sella o il cavallo. Quel mondo è finito. Le spade non fanno più parte dell’equipaggiamento equestre, ma l’abitudine è rimasta.
Eppure, questa unilaterale rigidità, così poco naturale, è una delle prime incoerenze che si incontrano se si guarda l’equitazione attraverso la lente della simmetria funzionale.
Santini e la lezione dimenticata dell’ambidestrismo
Piero Santini, maestro colto e anticonformista dell’equitazione naturale, lo dice chiaramente nel suo libro Principi fondamentali del sistema naturale:
“Tutti gli sportivi, uomini e donne, dovrebbero essere il più ambidestri possibile e mai fisicamente unilaterali sotto alcun aspetto.”
Non si tratta solo di filosofia. Santini parla da esperienza diretta. Un grave incidente alla gamba sinistra gli impedì per sempre di montare in sella dal lato canonico. Se da ragazzo avesse imparato anche a salire da destra, la sua carriera equestre ne avrebbe risentito molto meno.
È un aneddoto semplice, ma illuminante: quanto ci penalizziamo, noi e i nostri cavalli, aderendo a una tradizione che ha perso il suo senso pratico?
Vantaggi reali della pratica ambidestra
- Maggiore equilibrio muscolare del cavaliere
Montare sempre dallo stesso lato condiziona la postura, carica unilateralmente il corpo e irrigidisce i movimenti. Chi si allena a salire da entrambi i lati sviluppa più controllo, simmetria e consapevolezza. - Minore stress sulla schiena del cavallo
Appoggiare il peso sulla stessa staffa, ogni volta, può spostare la sella anche solo di pochi millimetri. Ma quei millimetri, soprattutto su un cavallo caldo, possono significare pelo attorcigliato, sfregamento, dolore. - Addestramento mentale più completo per il cavallo
La maggior parte dei cavalli è abituata a essere approcciata dal lato sinistro. Ma la vita non è sempre simmetrica. Un cavallo abituato a essere montato da entrambi i lati sarà più equilibrato, meno reattivo, più fiducioso anche in situazioni inattese. - Flessibilità e sicurezza per il cavaliere
In caso di infortunio, imprevisto, terreno difficile o necessità di emergenza, poter montare (o smontare) da entrambi i lati può fare la differenza. Anche, o soprattutto, per i cavalieri più esperti.
Una questione di cultura e rispetto
Montare e scendere da destra non è solo una tecnica: è un segno di apertura mentale e rispetto per il corpo, nostro e del cavallo. È una sfida al “si è sempre fatto così” e un invito ad allenarsi in modo più consapevole e completo.
E sì, all’inizio sarà difficile. Il cavallo potrebbe irrigidirsi. Il nostro corpo ci sembrerà goffo. Ma ogni movimento imparato è una porta in più che si apre, una possibilità che si aggiunge.
Ne parla anche Piero Santini…
Nel suo Principi fondamentali del sistema naturale, Santini dedica ampio spazio al modo corretto di salire e scendere da cavallo. Spiega come ogni gesto debba essere fluido, rispettoso del cavallo, e ben equilibrato. Sottolinea, con onestà e lucidità, quanto sia stato un errore non essere stato educato fin da giovane a montare da entrambi i lati.
La sua voce, ironica ma affilata, ci ricorda che l’equitazione è prima di tutto intelligenza corporea e dialogo con l’animale, non esecuzione meccanica di gesti tramandati.
Allora perché non iniziare?
Ecco una proposta concreta: nei prossimi 7 giorni, prova a montare da destra almeno una volta al giorno. Insegna al tuo cavallo, e a te stesso, che la simmetria è una risorsa. Fallo con pazienza, con grazia, e con l’attenzione che si riserva a ogni nuovo inizio.
Potresti scoprire che il lato “sbagliato” è, in realtà, solo il meno esplorato.
Scopri di più
Il libro di riferimento:

Principi Fondamentali del Sistema Naturale di Piero Santini, discepolo del capitano Federico Caprilli, maggiore della cavalleria italiana, è un manuale che promuove il rivoluzionario Sistema Naturale di Equitazione di Caprilli. In questo testo, un classico della letteratura equestre, Santini, con un linguaggio semplice e dettagliato, introduce, spiega e promuove il Metodo Italiano e l’assetto in avanti. Si rivolge sia ai cavalieri principianti che ai cavalieri esperti e agli istruttori. I primi saranno aiutati a fissare i principi di base prima di prendere qualsiasi parte attiva in un campo all’aperto o in una competizione. I cavalieri esperti troveranno in queste pagine molti contenuti e spunti di riflessione per migliorare la loro tecnica. Gli istruttori, che, a beneficio dei loro allievi, desiderano condensare e semplificare i concetti di base dell’equitazione all’aperto e del sistema naturale, ne trarranno una risorsa incredibile. Il testo è arricchito da numerose fotografie, disegni e diagrammi.
Piero Santini (1881-1960). Cavaliere di grande esperienza e reputazione internazionale, fu un autore molto rispettato. Espose per la prima volta in lingua inglese, il rivoluzionario “sistema di equitazione naturale”. Ciò gli portò una fama immediata. Di padre italiano e madre americana, Santini parlava e scriveva inglese come seconda lingua. Tra le sue opere si annoverano 5 libri, tra cui “Learning to Ride”, “The Forward Impulse” e “Riding Reflections”. Ha inoltre tradotto e curato gli articoli di Caprilli.
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