Nei suoi scritti, Francesco Amalfi traccia una scuola italiana più ampia e moderna. Scopri perché parla ancora all’equitazione del 2025.
Caprilli o non Caprilli? Scopri perché Francesco Amalfi sfugge all’etichetta “caprilliano” e come i suoi appunti, ora in Scritti Equestri, parlano all’equitazione del 2025.
«La tecnica classica vale per sempre, è una matematica, per sempre precisa, durevole, incontestabile».
— Daria Fantoni
Se davvero Francesco Amalfi credeva in una “matematica” dell’equitazione, poteva il Generale accontentarsi del solo Metodo Caprilli? Il dibattito c’è stato: È ora di fare chiarezza.
Nel dibattito sull’equitazione italiana, un nome resta difficile da incasellare: Francesco Amalfi. Troppo classico per i modernisti, troppo moderno per i puristi, non si definiva né “caprilliano” né “anti-Caprilli”. Eppure, nei suoi scritti e nel metodo che trasmetteva, troviamo forse la forma più evoluta di scuola italiana: rigorosa ma non dogmatica, scientifica ma non rigida, aperta ma mai superficiale.
Caprilli, Amalfi e l’etichetta stretta
Il Metodo Caprilli, basato sull’assetto in avanti e sulla libertà del cavallo durante il salto, ha rivoluzionato l’equitazione del Novecento. In Italia, “caprilliano” è spesso sinonimo di innovatore. Ma Amalfi non si riconosceva in quella definizione. Perché?
Cosa c’era di Caprilliano in Amalfi
Molti tratti del suo insegnamento erano in sintonia con il pensiero caprilliano:
- Equilibrio naturale del cavallo: punto cardine del suo metodo.
- Assetto in avanti e mani leggere: gli allievi di Amalfi saltavano così.
- Movimento come maestro: il cavallo doveva imparare dalla libertà, non dalla costrizione.
Cosa non lo era affatto
Ma la visione di Amalfi andava ben oltre:
- Ricerca enciclopedica: studiava sistemi tedeschi, ungheresi, la scuola spagnola; Caprilli restava focalizzato sul salto.
- Dressage come fondamento: per Amalfi il lavoro in piano era la base, non un’aggiunta opzionale.
- Rifiuto dei dogmi: come racconta Fantoni, il Generale usava l’intuizione di Caprilli dentro un sistema più ampio e articolato.
Una scuola italiana moderna
In un ambiente militare che amava creare fazioni, Amalfi era già un “europeo” ante litteram. Nei suoi Scritti Equestri, recentemente pubblicati da Zoraide editore, le citazioni di Caprilli convivono con grafici tecnici, note sul lavoro in piano, studi su diagonali e transizioni piaffe-passo. Nessun culto della personalità: solo un metodo in evoluzione.
Nel libro, Amalfi parla di “assetto di sicurezza” per il cavaliere: l’angolo spalla-braccio deve seguire, non comandare. Chiara eco dell’assetto in avanti, ma subito dopo sottolinea l’importanza della spalla in dentro. Due mondi, una sola scuola: quella che sa integrare.
Un maestro per il 2025
Amalfi ha anticipato temi oggi centrali nella didattica equestre:
- Benessere del cavallo: no a costrizioni inutili.
- Formazione trasversale: conoscere più metodi è una forza, non una debolezza.
- Mentalità aperta: l’etichetta non fa il cavaliere.
La sua idea di scuola italiana è ancora oggi un modello per chi cerca equilibrio tra rigore, libertà e rispetto.
Vale la pena riscoprirlo?
Se cerchi un autore capace di parlare all’equitazione contemporanea con la voce della storia, Scritti Equestri è una lettura essenziale. Più che un libro, è una mappa per chi vuole cavalcare con intelligenza.
Scopri di più nel libro Scritti Equestri, edito da Zoraide Editore.
Una raccolta di appunti tecnici, riflessioni del Generale Amalfi.
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