Ogni errore in sella è una lezione. Imparare dagli errori ti aiuta ad adattarti al cavallo e a crescere come cavaliere, dentro e fuori dal maneggio.
“Ogni caduta è sempre stata un’esperienza nuova, una lezione che ho imparato.” — Giuseppe Colapinto
C’è qualcosa di radicalmente onesto nell’equitazione: non si finge. Quando sbagli, il cavallo te lo fa capire. E lo fa subito. Ma proprio in questo confronto diretto, talvolta scomodo, sta il vero potere formativo dell’addestramento equestre.
Imparare dagli errori non è solo una strategia utile, è una necessità. In sella, come nella vita, chi non accetta il fallimento come parte del processo, non cresce. E crescere, nell’equitazione, significa adattarsi, osservare, sbagliare, rialzarsi. Sempre.
Quando l’errore è maestro
Nel rapporto tra uomo e cavallo, l’errore non è un inciampo. È una finestra. Se il cavallo si rifiuta di eseguire un esercizio, se reagisce con nervosismo, se ti fa scendere a terra prima del previsto, sta comunicando qualcosa. L’errore del cavaliere può essere una mancanza di ascolto, un comando poco chiaro, o semplicemente un approccio troppo rigido. Ma ogni sbaglio è un’opportunità per leggere meglio ciò che accade.
Una delle chiavi sta nell’osservazione del cavallo. Come si muove, cosa esprime con le orecchie, con lo sguardo, con la coda. È questo il suo linguaggio. E spesso ci dice più degli esercizi tecnici. Imparare a leggere il linguaggio del corpo del cavallo significa ridurre i malintesi e migliorare la comunicazione uomo cavallo.
Strategie per imparare dagli errori e trasformarli in progresso
- Analizza, non colpevolizzare. L’errore non è una sentenza. È un’informazione. Dopo una sessione andata male, chiediti: cosa è successo davvero? Cosa ha provocato quella reazione?
- Adattati al singolo cavallo. Ogni cavallo ha una sua testa, un suo passato. Non puoi applicare un protocollo standard. Come racconta Giuseppe Colapinto nel libro “Io sono Drago”, Drago non era un cavallo qualunque: “Aveva cervello, nel senso che per indole era attento, capiva. Aveva quel pizzico di intelligenza in più, volontà e astuzia.” Con lui, Giuseppe ha dovuto ripensare ogni cosa.
- Documenta il percorso. Un diario di addestramento o brevi video possono aiutarti a identificare schemi ricorrenti: quando accadono gli errori? Cosa li precede? Che progressi ci sono stati?
- Confrontati. Nessuno impara da solo. Parlare con altri cavalieri, istruttori, osservare cavalli diversi, allena lo sguardo e apre nuove prospettive.
- Accetta di sbagliare. La paura dell’errore genera tensione, e il cavallo la percepisce. Accettare la possibilità di fallire libera energia, scioglie il corpo, rende la relazione più autentica.
Adattarsi al cavallo: una competenza chiave
Un cavallo difficile non è un “problema da risolvere”, è un individuo da comprendere. Alcuni cavalli rifiutano determinati esercizi, altri sembrano distratti o addirittura provocatori. Ma in realtà stanno solo rispondendo a qualcosa che magari non vediamo. La flessibilità dell’addestratore è fondamentale.
Giuseppe racconta un periodo difficile con Drago, in cui il cavallo si rifiutava di fare le figure da spettacolo, scappava, si impuntava. Eppure, invece di forzarlo, ha rallentato. Ha osservato. Ha cercato di capire. Quel momento di crisi ha rafforzato il loro legame.
Pazienza e costanza: le due virtù invisibili
Senza pazienza, ogni frustrazione diventa un muro. Senza costanza, ogni progresso si sbriciola. L’addestramento non è una performance, è un processo. Giorno dopo giorno, ripetizione dopo ripetizione. Non serve strafare, serve ripetere bene.
“Ogni giorno, tutti i giorni, perché si sa che il cavallo è abitudinario”, dice Giuseppe. Ed è vero: nella ripetizione si consolida la fiducia, si scioglie il timore, si crea memoria condivisa.
Il libro da leggere se vuoi capire davvero
Ne parla nel libro “Io sono Drago”, quando Giuseppe Colapinto racconta della sua lunga e accidentata amicizia con il cavallo Drago. Non è una storia patinata, è fatta di fango, fatica e cadute. Ma anche di conquiste autentiche, perché è proprio attraverso gli errori del cavallo e del cavaliere che nasce qualcosa di unico: un legame cavallo cavaliere che resiste al tempo e agli ostacoli.
Perché l’equitazione non ti cambia solo in sella
Chi lavora con i cavalli lo sa: l’educazione equestre è anche una forma di educazione personale. Sviluppa attenzione, empatia, ascolto. Ti insegna che la forza non sta nel dominare, ma nel capire. E che la crescita con il cavallo è reale solo se è reciproca.
Alla fine, non si tratta di diventare perfetti. Si tratta di diventare presenti.
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Foto di Gianvito De Novellis.


