Dietro ogni buon allenamento, c’è un aiutante che nessuno vede ma ha un ruolo cruciale in campo, per cavallo, cavaliere e sicurezza.
Non è il cavallo, non è il cavaliere. È chi li aiuta a lavorare insieme.
Nei video più condivisi, nelle foto delle gare, nelle clip dei grandi allenatori… loro non ci sono quasi mai.
Eppure, senza di loro, il salto non si fa. L’asta non si rialza. Il ritmo si perde.
Sono gli aiutanti.
Quelli a terra. Quelli con il passo svelto e lo sguardo sempre attento. Quelli che non montano, ma fanno andare avanti tutto.
Il lavoro a terra che nessuno racconta
Quando parliamo di allenamento al salto ostacoli, la conversazione si sposta subito su tecnica, postura, assetto, ritmo, altezza.
Ma raramente ci si ferma a pensare a chi, da terra, rende possibile tutto questo.
Nel paragrafo Saltare in circolo del libro Cavalletti di Ingrid e Reiner Klimke, la figura dell’aiutante, invece, viene citata spesso.
“Un aiutante è utile per ricostruire rapidamente i cavalletti.”
“Una persona dovrebbe stare vicino a ciascun ostacolo per poter mettere rapidamente a posto le barriere.”
Queste frasi sono una finestra su una dimensione operativa e silenziosa del lavoro con i cavalli.
Non solo un supporto tecnico
L’aiutante non si limita a spostare barriere o sistemare i cavalletti. È un osservatore, un garante della sicurezza in campo ostacoli, un punto di riferimento.
Quando è presente, cavaliere e cavallo possono concentrarsi sul ritmo, sulla traiettoria, sul dialogo reciproco.
La sua presenza consente:
- di mantenere la fluidità dell’allenamento;
- di evitare interruzioni inutili;
- di prevenire situazioni pericolose (una barriera caduta può causare un infortunio se ignorata);
- di monitorare il comportamento del cavallo da un punto di vista esterno.
Allenarsi in due… anche se uno resta a terra
Nel lavoro in cerchio con i cavalletti, descritto dai Klimke, gli interventi dell’aiutante a terra sono spesso rapidi, precisi, invisibili.
Ma sono essenziali per mantenere il ritmo e dare al cavaliere lo spazio mentale per concentrarsi sulla percezione del galoppo, sulle falcate regolari, sulla traiettoria.
Non si tratta solo di “aiutare”. Si tratta di fare parte dell’allenamento.
Come in una coreografia, ogni ruolo ha il suo tempo. E quello dell’aiutante è spesso quello che permette agli altri di esprimersi.
Un lavoro di relazione, non solo di logistica
L’aiutante in equitazione che fa la differenza è quello che sa leggere il cavallo, non solo misurare distanze.
Sa quando il cavallo è stanco, quando il cavaliere è frustrato, quando è meglio fermarsi un attimo.
È una figura di riferimento discreta, ma cruciale, per il benessere del cavallo e per la buona riuscita dell’allenamento.
Serve un’etica dell’aiuto
Nell’equitazione, come in tanti altri sport, ci sono ruoli che “non si vedono”. E per questo, spesso, non si riconoscono.
Ma ogni collaborazione ben riuscita è una storia di fiducia, ascolto e intelligenza pratica.
Forse è tempo di raccontare anche questo lato dell’equitazione. Quello che sta dietro le quinte. Quello che, senza fare rumore, tiene insieme tutto.
Forse dovremmo smettere di pensare agli aiutanti come comparse, e iniziare a considerarli per quello che sono: co-protagonisti del lavoro quotidiano con il cavallo.
Se ti alleni da solo, trova qualcuno di cui ti fidi. Se sei tu l’aiutante, sappi che il tuo contributo è prezioso, anche se non ti applaude nessuno.
Nel libro “Cavalletti” di Reiner e Ingrid Klimke troverai molti esercizi pratici dove la presenza di una figura a terra non è accessoria, ma essenziale.
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