Pat Parelli: le origini di un mito

Pat Parelli è stato tra i primi ad avere il coraggio di rompere con la tradizione equestre. Sin dai suoi primi passi tra i cavalli ha preferito cercare di capirli piuttosto che imporsi con metodi coercitivi. Sapeva che tale approccio avrebbe facilitato il lavoro degli addestratori e migliorato la vita dei cavalli indipendentemente dalla specifica disciplina. Il primo a notare il suo talento agli inizi del 1980 fu il dr. Robert M. Miller. Noto veterinario, ippiatra, addestratore per passione di cavalli e muli. Scienziato e docente di elevato valore professionale si è sempre impegnato nella formazione, nella divulgazione, e nel far progredire l’arte dell’equitazione tenendo dimostrazioni-conferenze in tutto il mondo.

Il dr. Robert M. Miller vide per la prima volta Pat Parelli al Bishop Mule Days. L’addestratore, oggi noto in tutto il mondo, all’epoca aveva meno di 26 anni ed era conosciuto da poche decine di persone. Il dr. Miller ricorda un giovane che a gran voce spiegava a una dozzina di persone come avrebbe fatto a cavalcare per la prima volta un giovane mulo. “Questo dovrebbe essere un bello spettacolo” pensò il dottor Miller, e si fermò a guardarlo. Mezz’ora dopo tornò al suo camper dove la moglie, Debby Miller, si stava riposando e le disse: “Vieni a vedere, c’è un ragazzo che lavora con un puledro. Non ho mai visto un simile talento naturale in tutta la mia vita. ”

Finita la dimostrazione il dottor Miller si presentò a Pat.
“So chi sei.” disse Parelli. “Lavori per la Western Horseman Magazine“.

Il dr. Miller annotò i contatti di Pat e rientrando a casa ebbe un’idea. Gli propose un articolo per la Western Horseman Magazine sulla sua tecnica di “avvio” dei puledri. Pat ne fu onorato. Da un unico articolo in realtà venne fuori una serie di tre pezzi dal titolo “A New Look at Same Old Methods” che furono pubblicati in tre numeri consecutivi della rivista. La serie ebbe un notevole successo e da quel momento in molti cominciarono a richiedere i servizi di Pat, e… il resto è storia.

C’è però una piccola parte di questa storia che in pochi conoscono e che io ho avuto l’onore di ascoltare direttamente dal dr. Miller.  Nel 2012 avevo invitato il noto veterinario a tenere un convegno sull’imprinting in occasione di FieraCavalli Verona. In una delle nostre chiacchierate tra un padiglione e l’altro commentando questo o quel cavallo, questo o quel metodo di lavoro ci imbattemmo nello stand della Parelli Italia. Il suo viso si illuminò e il ricordo volò subito a quel giovane talentuoso Horseman. Mi raccontò come lo aiutò a diventare famoso e aggiunse che dopo diversi anni si incontrarono di nuovo.

Parelli lo volle ringraziare per tutto quello che aveva fatto per lui. Il dr. Miller gli rispose: “mi stai ringraziando?!? Ma io non l’ho fatto per te!”

“E per chi?” chiese con aria sbigottita Parelli.

“L’ho fatto per i cavalli” rispose il dr. Miller

Nel raccontarmi questo piccolo dettaglio, sconosciuto ai più, nel suo volto si leggeva chiaramente la soddisfazione e la felicità per aver contribuito a rendere grandioso un metodo che avrebbe migliorato la vita a migliaia e migliaia di cavalli e ai loro cavalieri.

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