cavallo al galoppo i consigli di Piero Santini

Perché continuo a tirare le redini involontariamente quando il cavallo accelera?

Perché quando il cavallo accelera tiriamo istintivamente le redini? Scopri come dominare i riflessi involontari in equitazione grazie alle riflessioni di Francesco Amalfi.

Immaginate la scena: siete in sella, l’andatura è fluida, ma improvvisamente il cavallo decide di aumentare la cadenza o di partire al galoppo. Nella vostra testa sapete esattamente cosa fare: rimanere calmi, assecondare il movimento e mantenere le mani morbide. Eppure, una frazione di secondo dopo, vi ritrovate con le braccia rigide e le mani aggrappate alle redini, bloccando la bocca del cavallo.

Perché succede? Perché la nostra mente ordina una cosa e il nostro corpo fa l’esatto opposto? Non è mancanza di talento, né una colpa. È biologia. Quello che state sperimentando è il più grande e antico ostacolo di chiunque salga in sella: la lotta tra l’istinto di sopravvivenza umano e le leggi della fisica equestre.

La trappola biologica della “contrazione per simpatia”

Quando un cavallo accelera o cambia equilibrio in modo repentino, il nostro cervello rettiliano (la parte più ancestrale del sistema nervoso) interpreta quel movimento come una minaccia di caduta. La reazione immediata è l’autodifesa: stringere per non cadere.

In neurologia applicata allo sport, e in particolare nel testo storico di equitazione classica “Scritti Equestri” di Francesco Amalfi, questo fenomeno viene descritto con una precisione disarmante come la contrazione dei muscoli per “simpatia”.

Si chiamano “riflessi” quei movimenti e quelle azioni che il cavaliere fa indipendentemente dalla sua volontà per la contrazione dei muscoli che dovrebbero rimanere inerti…”

In parole semplici: i muscoli che dovrebbero realmente agire per stabilizzarvi (come il core o la parte interna delle cosce) “richiamano” per simpatia biologica altri gruppi muscolari vicini. Il risultato? Le spalle si irrigidiscono, il busto si sposta indietro, le gambe scattano in avanti e le mani si chiudono a pugno sulle redini. L’istinto si sovrappone alla logica.

L’errore dell’istruttore (e l’inutilità della sola teoria)

Quante volte vi siete sentiti urlare in campo: “Rilassa quelle mani!” o “Lascia andare il cavallo!”? Probabilmente cento. E probabilmente quel comando ha solo aumentato la vostra frustrazione.

Il motivo lo spiega magistralmente il capitolo “Padronanza dei riflessi” del testo di Amalfi poiché questo difetto d’assetto è completamente estraneo alla volontà del cavaliere, i lunghi ragionamenti e le spiegazioni teoriche durante l’azione sono quasi del tutto inutili.

Un istruttore illuminato sa che non serve spiegare la logica a un corpo sotto l’effetto di un riflesso involontario. Serve un espediente pratico, una ginnastica capace di “scardinare” il sistema nervoso per sostituire i vecchi automatismi con una “nuova natura” e un nuovo istinto equestre.

Come dominare i riflessi involontari in equitazione: il metodo

Se la forza di volontà non basta, come si rompe questo cortocircuito muscolare? La risposta è controintuitiva: non si impara a non tirare concentrandosi sulle mani, ma cambiando la fonte del proprio equilibrio.

1. Cercare la solidità nella decontrazione

La fisica della sella ci insegna che più stringiamo i muscoli per paura, più le ampie oscillazioni del cavallo ci respingeranno, amplificando la rigidità. L’unico modo per ottenere una reale solidità è l’esatto opposto: la decontrazione muscolare. Solo rilassando il corpo permettiamo al baricentro di scendere profondamente verso la coscia e le reni, lasciando le braccia libere di fluttuare indipendentemente dal resto del busto.

2. La ginnastica del galoppo progressivo

Il rimedio naturale più efficace per distruggere queste contrazioni è paradossalmente proprio l’andatura che spesso le scatena: il galoppo. Il galoppo prolungato e giudizioso costringe il corpo a rilasciarsi per necessità fisiologica. Secondo le storiche linee guida di Amalfi, una volta raggiunto un minimo livello di allenamento, ripetere sessioni di galoppo di venti o trenta minuti per tre volte a settimana è la vera chiave per sbloccare il bacino e rendere il cavaliere padrone assoluto dei propri riflessi.

3. L’analogia del filo teso per l’assetto

Per capire come distribuire il peso senza irrigidirsi, immaginate un filo sottile teso tra due punti. Se vi poggiate sopra un peso enorme con estrema gradualità e fluidità, il filo reggerà l’urto. Se lasciate cadere anche solo pochi grammi di colpo, il filo si spezzerà. Quando il cavallo accelera, il vostro peso deve gravitare sulle reni in modo progressivo e morbido, proprio come su quel filo teso, senza scatti rigidi che spaventerebbero la schiena dell’animale.

Oltre l’istinto, verso una nuova sensibilità

Riconoscere che le mani rigide non sono un difetto caratteriale, ma una risposta biologica ereditata dai nostri antenati, è il primo passo per diventare cavalieri migliori. Il viaggio nell’equitazione consapevole non consiste nel dominare il cavallo con la forza, ma nel dominare i propri riflessi involontari per fare spazio a una comunicazione invisibile, fatta di decontrazione ed equilibrio.

La prossima volta che il vostro cavallo aumenterà il ritmo, non dite alla vostra mente di non tirare. Pensate a spingere le reni in avanti, lasciate cadere i talloni e respirate nell’andatura. La libertà del vostro cavallo comincia dalla vostra indipendenza muscolare.

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Scritti equestri non è un libro tecnico. È una raccolta di pensieri che parlano alla parte più profonda di chi ama montare. Non si limita a spiegare esercizi: spiega il senso di farli, il contesto, l’intenzione. E oggi più che mai, con cavalli più sensibili e cavalieri spesso troppo esigenti con sé stessi, questo tipo di visione è preziosa.

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