Tutti l’hanno chiamata “sella da salto”, ma per Piero Santini era molto di più: una sella universale che rispetta cavallo e cavaliere. Scopri perché la sella italiana va rivalutata.
“Non esiste un solo modo di stare in sella. Ma esiste un modo giusto di ascoltare il cavallo.”
Così potrebbe riassumersi il pensiero di Piero Santini, autore del manuale Principi fondamentali del sistema naturale. Un testo che ha smontato preconcetti radicati, a partire da uno dei più diffusi: chiamare sella da salto quella che, in realtà, è la sella italiana.
Un’etichetta sbagliata: il limite della “sella da salto”
Santini lo dice chiaramente: ridurre la sella italiana a “sella da salto” è un errore culturale prima ancora che tecnico. Una semplificazione che danneggia cavalli, cavalieri e tutto il pensiero equestre. Quella sella, infatti, nasce per il salto ma non si esaurisce lì. È un modello versatile, leggero, bilanciato, pensato per accompagnare il cavallo in ogni disciplina.
Le tre qualità chiave della sella italiana
Nel suo libro, Santini descrive con precisione ciò che rende unica la sella italiana rispetto alle selle tradizionali:
- Seggio stretto e inclinato: consente al cavaliere di sedersi in modo profondo, con il bacino leggermente arretrato, favorendo un assetto stabile.
- Equilibrio sul baricentro: il peso si distribuisce correttamente, evitando pressioni dannose sulla schiena del cavallo.
- Connessione naturale: chi monta non impone, ma accompagna. Si crea così una comunicazione cavallo-cavaliere più fluida, diretta, silenziosa.
Più che una sella da salto: una sella per tutto
Santini rivendica il carattere universale della sella italiana. E lo fa con esempi pratici:
- Polo: la leggerezza e la libertà di movimento la rendono ideale per questo sport dinamico.
- Dressage: la struttura favorisce l’allineamento posturale e una guida precisa, due requisiti fondamentali.
- Corse e caccia: in queste discipline la maneggevolezza è tutto, e la sella italiana vince per distacco.
Chiamarla solo “sella da salto” significa rimpicciolire una visione equestre più ampia, che punta sull’armonia tra cavallo e cavaliere in ogni situazione.
Contro le selle tradizionali: un’accusa senza filtri
Santini non fa sconti: le selle tradizionali, per lui, erano “mostruosità”. Troppo pesanti, spesso anti-ergonomiche, inadatte a sostenere un assetto equilibrato e un rapporto naturale col cavallo.
La sua critica è netta:
- Il peso eccessivo stanca il cavallo e lo irrigidisce.
- Il design obsoleto impone al cavaliere posizioni innaturali e instabili.
- La scarsa praticità compromette la libertà di movimento e il comfort.
E non si ferma alla sella: Santini denuncia anche molti componenti dell’attrezzatura equestre comunemente usata, come staffe larghe e rotonde o sottopancia troppo stretti, che aumentano il disagio e riducono l’efficienza.
Quando una foto vale più di mille parole
Nel suo libro, Santini cita una fotografia apparentemente casuale (foto 4a) che mostra un cavallo perfettamente sellato. Una sorta di lezione silenziosa: senza pose, senza preparazioni, solo la forza dell’evidenza. La sella giusta esalta l’eleganza naturale dell’animale.
All’estremo opposto, la foto 4b ritrae un esempio di sellatura sbagliata: sella ingombrante, staffe errate, sottopancia scomodo. Tutto ciò che l’attrezzatura equestre non dovrebbe mai essere.
Ripartire dalla relazione, non dall’attrezzatura
Il punto è chiaro: non serve più attrezzatura, serve quella giusta. Santini invita a superare le definizioni commerciali come “sella da salto” e ad abbracciare un approccio più intelligente, più rispettoso, più naturale. La sella italiana non è solo un modello, ma un manifesto equestre.
“Non è la disciplina a fare la sella. È la qualità della relazione.”
Una frase che non si dimentica. Che fa riflettere. E che mette il cavallo – finalmente – al centro.
Vuoi capire meglio il pensiero di Santini?
Leggi il suo libro Principi fondamentali del sistema naturale, edito da Zoraide Editore. Un manuale per chi vuole tornare a un’equitazione più vera, più leggera, più consapevole.

Principi Fondamentali del Sistema Naturale di Piero Santini, discepolo del capitano Federico Caprilli, maggiore della cavalleria italiana, è un manuale che promuove il rivoluzionario Sistema Naturale di Equitazione di Caprilli. In questo testo, un classico della letteratura equestre, Santini, con un linguaggio semplice e dettagliato, introduce, spiega e promuove il Metodo Italiano e l’assetto in avanti. Si rivolge sia ai cavalieri principianti che ai cavalieri esperti e agli istruttori. I primi saranno aiutati a fissare i principi di base prima di prendere qualsiasi parte attiva in un campo all’aperto o in una competizione. I cavalieri esperti troveranno in queste pagine molti contenuti e spunti di riflessione per migliorare la loro tecnica. Gli istruttori, che, a beneficio dei loro allievi, desiderano condensare e semplificare i concetti di base dell’equitazione all’aperto e del sistema naturale, ne trarranno una risorsa incredibile. Il testo è arricchito da numerose fotografie, disegni e diagrammi.
Piero Santini (1881-1960). Cavaliere di grande esperienza e reputazione internazionale, fu un autore molto rispettato. Espose per la prima volta in lingua inglese, il rivoluzionario “sistema di equitazione naturale”. Ciò gli portò una fama immediata. Di padre italiano e madre americana, Santini parlava e scriveva inglese come seconda lingua. Tra le sue opere si annoverano 5 libri, tra cui “Learning to Ride”, “The Forward Impulse” e “Riding Reflections”. Ha inoltre tradotto e curato gli articoli di Caprilli.
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