Un inno all’ascolto e alla presenza: come le orecchie del cavallo diventano ponte tra il cavaliere e qualcosa di più grande.
“Montare a cavallo è volontà d’immenso, d’infinito.”
Con questa frase Rudolf G. Binding ci spalanca un orizzonte che va oltre la sabbia del campo, oltre il respiro del cavallo, oltre la tecnica. Non è più equitazione, è visione. Montare a cavallo, per lui, è un atto quasi spirituale: un gesto che tende all’infinito.
Oltre la lezione, un confine interiore
L’anima trasportata verso il mattino e il sole, non è semplice lirismo, è un’immagine potente. È un’esperienza che chiunque abbia montato all’alba su un sentiero immerso nella luce sa riconoscere. Il cavallo, in quel momento, non è un mezzo, ma un’estensione del nostro sentire. Un passaggio tra la terra e qualcosa di più ampio.
Binding ci avverte: se in quel momento vediamo solo “qualcosa” – un ostacolo, una meta, un obiettivo – e non gioia e infinito, allora ci sta sfuggendo il cuore dell’esperienza.
Montare è un’aspirazione. Un atto di desiderio puro. Volontà di vastità.
L’orecchio come soglia
Ma la frase più sorprendente viene alla fine:
“Ma sono le orecchie del tuo cavallo che giocano sul confine di questo infinito.”
Qui la poesia si fa incredibilmente concreta. Le orecchie del cavallo, questo piccolo dettaglio anatomico, diventa il punto in cui finisce il corpo e comincia l’infinito.
Chi monta sa quanto parlino, quelle orecchie. Si muovono, ascoltano, tremano, si piegano in avanti o indietro. Ci raccontano ciò che il cavallo percepisce, sente, teme. Ma anche ciò che intuirebbe, se potesse parlare.
Sono il segnale di un’attenzione viva. E allo stesso tempo, sono confine e ponte. Il margine ultimo dell’animale, e il primo contatto con qualcosa che va oltre: la vastità, l’emozione, il silenzio del mondo.
Pienezza, non prestazione
C’è una lezione profonda qui, che riguarda tanto la filosofia e i cavalli, quanto il nostro modo di stare in sella. Binding non parla mai di performance. Non parla di risultati.
Parla di pienezza. Di sentirsi interi, completi, dentro a quel momento. Non si arriva al segreto dell’equitazione con il controllo. Ci si arriva con la presenza. Con l’attenzione a ciò che è piccolo (le orecchie) e ciò che è immenso (l’alba, l’infinito).
Chi si aspetta un manuale tecnico potrebbe restare spiazzato. Ma chi cerca un modo più profondo di vivere il proprio tempo a cavallo, qui troverà una bussola potente.
Quando sei in sella, dove stai andando davvero?
È una domanda che non riguarda la geografia, ma la mente. Il cuore. La qualità del tempo che passi a cavallo.
Se montare non ti porta verso qualcosa di più grande, allora forse stai solo usando il cavallo. E non lo stai ascoltando.
Ma se ti fermi a guardare quelle orecchie del cavallo che si tendono e si muovono come antenne sottili, forse lo stai già seguendo oltre il visibile.
Scopri il libro:
Manuale d’equitazione per un’amata
di Rudolf G. Binding
Questo libro straordinario non è solo un manuale sull’arte dell’equitazione, ma un omaggio autentico alla passione per i cavalli e all’amore per uno sport nobile e senza tempo. Il testo è impreziosito dalle riflessioni di Daria Camilla Fantoni, rinomata amazzone e istruttrice di grande prestigio nel panorama equestre, sapientemente rielaborate da Nina Cihak.Disponibile su:
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