Presentazione del libro “Io sono Drago” e della magia che accade quando un uomo smette di “addestrare” e inizia ad ascoltare.
Un horse trainer che parla ai cavalli con lo sguardo, un libro che racconta una relazione fuori dal comune, una presentazione che ha emozionato un’intera città. “Io sono Drago” è più di una biografia: è una lezione di libertà e di autenticità.
“Sono me stesso soprattutto nel campo: non trovo le parole per spiegare quello che i cavalli riescono a darmi.”
Con questa frase, pronunciata durante la presentazione di Io sono Drago. Giuseppe Colapinto: The Arabian Dream, si può aprire una porta sul mondo di Giuseppe Colapinto, horse trainer pugliese che ha fatto della comunicazione in libertà il centro del suo percorso umano e professionale. Parole che non suonano come una dichiarazione d’effetto, ma come una verità conquistata.
La presentazione a Gioia del Colle: quando la sala tace e parlano i cavalli
Nella sala Javarone di Palazzo San Domenico a Gioia del Colle l’atmosfera era insolita. Niente retorica, poca celebrazione. L’ascolto era concentrato e vivo, come se tutti aspettassero un segnale, un gesto, una storia capace di toccare qualcosa di essenziale.
Quel segnale lo ha dato Io sono Drago, il nuovo libro di Rossella Montemurro, edito da Zoraide Editore, dedicato alla biografia di Colapinto. Un’opera che non racconta solo un percorso professionale, ma il modo in cui un uomo può imparare a farsi capire da un cavallo senza forzature.
Sul tavolo dei relatori c’erano voci diverse: il sindaco Giovanni Mastrangelo, l’assessore al Turismo Andrea Benagiano, l’editore Serena Cappello, Dominique Castellaneta, compagna di vita di Giuseppe, e la veterinaria Marilene Sgobba, che ha messo a fuoco ciò che molti percepiscono ma pochi sanno definire:
“Tutti sanno lavorare con i cavalli, ma pochi sanno comunicare con i cavalli e ricevere del buono dai cavalli.”
Una frase che potrebbe essere il manifesto stesso del libro.
Drago, il cavallo che non si può dimenticare
Al centro del racconto c’è un legame che ha la forza delle storie fondative. Drago, il cavallo arabo che ha accompagnato Colapinto nelle sue esperienze più intense, non è solo un compagno di vita. È il punto da cui tutto è partito e a cui tutto, in qualche modo, ritorna.
Nel libro e nella presentazione, Drago appare come una presenza che trasforma. È con lui che Colapinto mette a punto una forma di equitazione in libertà che sorprende chiunque assista allo spettacolo Arabian Dream, un viaggio scenico dove i cavalli si muovono senza finimenti, guidati solo dalla voce e dallo sguardo.
Non si tratta di un trucco scenografico. È la prova che la relazione uomo cavallo può evolvere fino a diventare un linguaggio condiviso, un codice di fiducia che non si impone, ma si costruisce.
Il valore educativo dell’equitazione oggi
Uno dei temi più ricorrenti durante la presentazione è stato il ruolo dell’equitazione in una società che tende a perdere il contatto con la natura e con il silenzio.
Relatori e pubblico hanno riconosciuto che discipline come il lavoro in libertà aiutano a riscoprire qualcosa di raro: un rapporto autentico, fatto di presenza, ascolto e misura.
È un messaggio che attraversa tutto il libro. La Montemurro racconta Colapinto con uno stile sobrio e attento, lasciando spazio alle sfumature, al non detto, a quei piccoli gesti che spesso dicono più di mille parole.
Arabian Dream: quando lo spettacolo diventa biografia
Chi ha visto Arabian Dream sa che non si tratta soltanto di un’esibizione. È una dichiarazione di poetica.
Colapinto entra in scena con i suoi cavalli come si entra in una conversazione familiare: niente costrizioni, niente forzature, solo ritmo, vicinanza, attenzione.
Nel libro, questa idea torna più volte. La comunicazione è il filo rosso che collega la vita del trainer alle sue performance. E la presentazione di Gioia del Colle ha dato al pubblico la sensazione di assistere a qualcosa di vero, non costruito.
La presenza dell’avvocato Lucio Romano, che ha seguito la genesi dell’opera, ha aggiunto un tassello prezioso. La realizzazione del libro, infatti, ha richiesto ascolto e cura, due elementi coerenti con il tema stesso dell’opera.
Perché leggere “Io sono Drago”
Ci sono libri tecnici, libri autobiografici e libri che, pur partendo da una vita specifica, riescono a parlare a chiunque abbia avuto almeno una volta un cavallo davanti agli occhi e abbia sentito il bisogno di capirlo meglio.
Io sono Drago appartiene a quest’ultima categoria.
Ne parla anche Montemurro quando racconta come Colapinto abbia compreso che i cavalli non reagiscono a una tecnica, ma a un’intenzione. Un ammonimento e una promessa allo stesso tempo.
E allora viene spontaneo chiedersi: quante storie equestri nascono davvero da un gesto di ascolto autentico?
Chi leggerà il libro potrà trovare una risposta, o costruirne una propria.
Un invito che nasce dal cuore della relazione uomo cavallo
Chi ama i cavalli troverà in Io sono Drago un’occasione per guardare oltre. Chi allena, insegna o semplicemente osserva potrà riscoprire il valore di una comunicazione che non ha bisogno di corde o briglie per essere efficace.
Forse è questa la vera domanda che il libro lascia in sospeso.
E se fossero i cavalli a insegnarci, ancora una volta, che la libertà è una responsabilità condivisa?
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