spettacolo cavallo in libertà

Psicologia dell’addestramento in libertà: l’equilibrio tra coraggio e paura

Come si gestisce la paura? Scopri la psicologia dell’addestramento in libertà tra calcolo del rischio e adrenalina pura.

Cosa passa nella mente di un uomo che decide di salire in piedi su due cavalli al galoppo, o di galoppare senza sella, filetti o redini di sicurezza? Chi osserva dall’esterno liquida spesso queste immagini come atti di coraggio o di pura follia o di spettacolare incoscienza. Eppure, per chi vive l’arena dal di dentro, la realtà è diametralmente opposta. Non è l’assenza di paura a guidare queste azioni, ma la presenza di una straordinaria e lucida razionalità.

La comunicazione profonda con il cavallo e l’addestramento in libertà non si fondano sul superamento del limite biologico, ma sulla negoziazione continua di un confine invisibile: quello tra il brivido dell’adrenalina e la consapevolezza scientifica del pericolo.

Il dilemma dell’addestratore: adrenalina contro autocontrollo

Lavorare a stretto contatto con cavalli non vincolati da barriere fisiche significa accettare il fatto che l’istinto dell’animale sia sempre pronto a riemergere. Un cavallo arabo spaventato da un rumore improvviso o da un palloncino che vola sugli spalti reagisce nell’unica maniera che la natura gli ha insegnato: la fuga o la difesa attiva.

In quel preciso millisecondo, la mente dell’addestratore sperimenta una spaccatura netta:

  • La spinta adrenalinica: l’impulso primordiale che cerca l’azione estrema, la sfida fisica e il superamento del limite.
  • La fredda consapevolezza: la capacità analitica di leggere la tensione del cavallo, calcolare la traiettoria di un eventuale calcio e anticipare il movimento prima che si trasformi in tragedia.

Questo costante equilibrio interiore non è una dote innata e immutabile, ma una competenza etologica che si affina in anni di osservazione del comportamento equino. Senza la scarica emotiva, l’addestramento mancherebbe di quella scintilla artistica che rende lo spettacolo memorabile; senza la parte analitica, l’attività diventerebbe semplicemente un azzardo autolesionista.

La fiducia totale come tecnologia di sicurezza

Quando l’addestratore sceglie di privarsi di qualsiasi strumento di controllo fisico, la fiducia cavallo cavaliere cessa di essere un concetto astratto o romantico e si trasforma nell’unico vero dispositivo di sicurezza disponibile nell’arena.

Prendiamo come esempio pratico la figura a terra, in cui lo stallone si sdraia completamente a pancia in su accettando il peso dell’uomo sul petto. In etologia, esporre gli organi vitali e la gola è il massimo segnale di vulnerabilità. Se il cavallo decide di eseguire questo esercizio nel mezzo di una piazza affollata, non lo fa per sottomissione meccanica, ma perché la sua mente percepisce l’uomo come un porto sicuro.

L’addestratore deve saper dosare la propria energia: se entra nell’arena con troppa foga (adrenalina non canalizzata), il cavallo percepirà un potenziale predatore e si difenderà; se entra con troppa passività, non riuscirà a guidare il movimento di un animale di cinque quintali. La chiave è la consapevolezza di sé, la capacità di modulare il proprio battito cardiaco e la propria postura per trasmettere assoluta calma.

“Io sono Drago”: la testimonianza di Giuseppe Colapinto

Di questa complessa scissione interiore, in bilico costante tra il calcolo e l’emozione, si parla diffusamente nel libro “Io sono Drago: Giuseppe Colapinto the arabian dream” di Rossella Montemurro. Attraverso le sue pagine viene analizzata da vicino la psicologia di Giuseppe Colapinto, professionista noto per il suo lavoro con i cavalli in libertà.

Colapinto stesso descrive questo dualismo senza filtri nel libro:

«Di coraggio ne ho abbastanza, e va di pari passo con la mia tendenza ad approfondire. So quello che faccio, e questo non vuol dire essere presuntuoso ma essere consapevole di ciò a cui vado incontro. D’altro canto, di incoscienza ne ho avuta sempre tantissima e ne ho ancora…»

Questo paradosso apparente – essere contemporaneamente metodici e incoscienti – è ciò che definisce il vero professionista della relazione uomo-animale. Colapinto non nasconde la vulnerabilità del suo ruolo: ammette che cavalcare in libertà significa farsi il segno della croce ogni giorno, ma sottolinea che l’unico modo per schivare l’errore è mettersi costantemente in ascolto del cavallo, decifrando il suo stato d’animo come fosse una conversazione aperta.

Come sviluppare il controllo emotivo in sella e a terra

Che tu sia un istruttore federale o un appassionato alle prime armi, la gestione dell’equilibrio tra paura e determinazione è fondamentale per il benessere del cavallo e la tua sicurezza personale. La mente del cavallo è un sismografo eccezionale: amplifica ogni nostra minima esitazione.

Per allenare questa consapevolezza nella pratica quotidiana:

  1. Impara a respirare di pancia: il cavallo avverte la respirazione toracica e corta come un segnale di allerta imminente.
  2. Osserva le micro-reazioni dell’animale: non aspettare che il cavallo scarti; impara a notare la rotazione dell’orecchio o l’irrigidimento muscolare prima che l’azione si compia.
  3. Accetta la giornata no: se la tua mente è sovraccarica e la tua adrenalina non è gestibile, evita sessioni di lavoro complesse. La coerenza emotiva vale più di qualsiasi sessione di addestramento forzata.

Oltre il limite: sei pronto a metterti in gioco?

L’addestramento in libertà non è una disciplina per tutti: richiede la pazienza di saper aspettare la maturità dell’animale e l’umiltà di riconoscere che la natura avrà sempre l’ultima parola. Ma quando l’equilibrio si compie, lo spettacolo che si apre davanti agli occhi è davvero impagabile.

Ti sei mai chiesto dove si trovi il tuo limite personale tra la prudenza e il desiderio di osare nel rapporto con il tuo cavallo? Riesci a sentire quando la tua mente sta calcolando il rischio e quando si sta lasciando sopraffare dall’emozione?

Se desideri esplorare a fondo le dinamiche psicologiche, i segreti e le storie vere dietro la maestria del lavoro in libertà, c’è un libro che non può mancare nella tua biblioteca equestre.

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Nota Editoriale

L’articolo che hai appena letto si inserisce nella nostra rubrica di “Filosofia e Cultura Equestre”. Il blog “I Misteri del Cavallo” promuove da sempre la diffusione di un’equitazione etica, basata sul rispetto profondo dell’etologia animale e sulla crescita personale del cavaliere.

Immagine in evidenza di Emanuele Scialò.

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