Saresti disposto a sussurrare un Pater Noster nell’orecchio destro del tuo cavallo per calmarne le coliche?
Oggi, tra sensori biometrici e cliniche veterinarie all’avanguardia, una domanda del genere suona come una provocazione o, peggio, come una superstizione d’altri tempi. Eppure, nel XIII secolo, la linea di demarcazione tra la competenza tecnica del “mascalco” e il potere della parola sacra non era affatto netta. Esplorare le radici della nostra letteratura equestre significa immergersi in un mondo dove la cura dell’animale era un rito totale, capace di coinvolgere tanto il corpo del destriero quanto l’anima del suo custode.
Il medico che parlava alle orecchie dei Re
Al centro di questo scenario troviamo una figura affascinante e cosmopolita: Maestro Mosè da Palermo. Medico e traduttore alla corte angioina di Napoli tra il 1270 e il 1278, Mosè da Palermo rappresentava l’anello di congiunzione tra la sapienza araba, all’epoca la più avanzata al mondo, e il nascente Occidente latino.
Nel suo Liber Ipocratis de infirmitatibus equorum, Mosè da Palermo non si limita a tramandare precetti tecnici derivati dagli ippiatri greci. Tra le righe di quello che oggi definiremmo un manuale d’officina per la “macchina bellica” più importante dell’epoca, spunta una gemma di puro folklore: una formula magica per il cavallo afflitto dai dolori.
“Dite tre volte il Pater noster nell’orecchia dritta, poi dite queste parole: quando Christus natus es nullum dolorem passus es, fuge, dolor, peri, dolor, Christus te persequitur, deo gratias. Amen”.
Tra tecnica e morale: il cavallo come specchio del sacro
Perché un uomo di scienza come Mosè sentiva il bisogno di inserire una formula magica, un’invocazione religiosa in un trattato di medicina? La risposta non risiede nell’ignoranza, ma in una diversa visione morale.
Nel Medioevo, il cavallo non era un semplice mezzo di trasporto o un atleta da competizione: era un compagno d’armi e di vita, un essere senziente la cui sofferenza scuoteva profondamente l’uomo. L’incantazione non sostituiva la cura, ma la completava. Curare il cavallo significava ristabilire un ordine cosmico che il dolore aveva spezzato. Il gesto di avvicinarsi all’orecchio destro, il lato della “ragione” e del comando, e sussurrare parole di pace, rivela una sensibilità etologica ante litteram: il riconoscimento del potere calmante della voce umana e del contatto fisico ravvicinato.
Sotto il profilo tecnico, i trattati di Maestro Mosè (come il Liber mariscaltie) sono opere monumentali che hanno gettato le basi della veterinaria moderna. Ma è in questi frammenti di “formula magica” che leggiamo l’aspetto morale del rapporto uomo-cavallo: un’assunzione di responsabilità che va oltre la somministrazione di un farmaco.
Una tradizione riscoperta: l’Antologia di Mario Gennero
Questa preziosa testimonianza ci è giunta grazie a secoli di passaggi di mano, dai codici della Biblioteca Riccardiana di Firenze fino alle analisi ottocentesche di Ercolani e Delprato. Tuttavia, è nella splendida “Antologia della letteratura equestre italiana. Da Federico II a Federico Caprilli” a cura di Mario Gennero, che questi testi riprendono vita in un percorso organico.
Gennero non si limita a raccogliere documenti; egli traccia l’evoluzione di un pensiero. Leggendo l’antologia, ci si rende conto che Maestro Mosè è solo il primo capitolo di un lungo dialogo italiano con il cavallo. Un dialogo che passa per il rigore rinascimentale e arriva fino alla rivoluzione del Sistema di Equitazione Naturale di Caprilli. Il “Pater Noster” di Mosè è, in fondo, l’antenato spirituale della “mano leggera” moderna: l’idea che per guidare un cavallo si debba prima di tutto comunicare con la sua parte invisibile.
Cosa resta del “sussurro”?
Oggi non usiamo più formule latine per curare una zoppia, ma il fascino di quel legame profondo resta immutato. Siamo certi che la nostra moderna tecnologia sia più efficace, nell’instaurare un legame, rispetto alla dedizione totale di un mascalco medievale che passava notti in bianco sussurrando preghiere nelle stalle di Napoli?
Forse, riscoprire la storia della nostra letteratura equestre serve proprio a questo: a ricordarci che l’equitazione non è solo una tecnica, ma una disciplina dello spirito.
Vuoi scoprire come si è evoluto il pensiero dei grandi maestri italiani, dal Medioevo all’era moderna?
Non lasciarti sfuggire l’opportunità di avere nella tua biblioteca un’opera fondamentale per ogni vero appassionato. L’Antologia della letteratura equestre italiana di Mario Gennero è il viaggio definitivo attraverso i secoli, alla scoperta dei segreti e delle storie che hanno reso l’Italia la culla dell’arte equestre.
Disponibile su:
imisteridelcavalloStore >>> ACQUISTA ON LINE >>> Clicca qui
Elephantsbooks in libreria oppure ACQUISTA ON LINE >>> Clicca qui
IBS.IT >>> ACQUISTA ON LINE >>> Clicca qui
laFeltrinelli >>> ACQUISTA ON LINE >>> Clicca qui
Amazon >>> ACQUISTA ON LINE >>> Clicca qui
Il testo è ordinabile (fornendo il codice ISBN: 9788894610239) presso tutte le librerie in territorio nazionale.


