Il tatto in sella non è tecnica: è sensibilità che si coltiva. Dalla mano al contatto elastico, la lezione di Beudant per “sentire” davvero il cavallo.
“Il cavallo risponde a ciò che sente”
«Il cavallo risponde a ciò che sente, non a ciò che pensiamo di aver chiesto.» Qui si gioca tutto. Se una parola separa un aiuto chiaro da un contrordine, è tatto.
Che cos’è il tatto (e perché decide la qualità del lavoro)
Nel solco di Étienne Beudant, il cavaliere parla con il linguaggio degli aiuti: gambe e mano. L’azione offre energia, la posizione organizza la distribuzione del peso. In mezzo c’è il tatto: la capacità di dosare, aspettare, percepire micro-variazioni nel ritmo, nel dorso, nella bocca. Non è un “trucco”, è un’abitudine sensoriale che si coltiva.
Il tatto non si insegna, si coltiva: le condizioni perché nasca
- Assetto vivo, non pesante. Le ossa ischiatiche sentono la cadenza; il bacino assorbe, non schiaccia.
- Mano elastica. Il contatto resta leggero: un filo che lascia passare l’impulso verso la mano, non contro.
- Aiuti naturali chiari. Chiedi poco e spesso, con tempi puliti nelle transizioni.
- Ascolto preventivo. Allenati a percepire una spalla che cade, un dorso che si irrigidisce, una nuca che smette di “respirare”.
Obiettivo pratico: ottenere risposte con semplici indicazioni, non con forza. È l’impronta del tatto.
La lezione di Beudant (e del conte d’Aure)
In Esterno e Alta Scuola, Beudant ricorda: il cavallo montato è in equilibrio quando bastano semplici indicazioni per ridistribuire il peso sulle gambe. Il conte d’Aure descrive l’impulso come “vapore” regolato: serve una mano che sente per dosarlo. Qui prende forma il tatto: scelta del quando e del quanto, non del quanto forte.
E adesso? Un invito pratico
La prossima volta in sella, chiediti: sto parlando o sto facendo rumore? Prova una seduta “a volume basso”: aiuti piccoli, pause lunghe, contatto che rimane elastico. Il tatto arriva quando taci abbastanza da sentire la risposta.
Nota tecnica
Per approfondire il pensiero di Étienne Beudant
Esterno e alta scuola è la prima e unica edizione italiana della pubblicazione del grande cavaliere francese. Si tratta di un’edizione evento in quanto riunisce in un unico volume l’edizione del 1923, la versione inedita del 1948 e dei testi inediti sul generale Faverot de Kerbrech.
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