“Devi diventare un tutt’uno con il tuo cavallo.”
Lo abbiamo sentito dire mille volte. Ma raramente con la radicalità e l’intelligenza con cui Rudolf G. Binding lo esprime nel Manuale di equitazione per un’amata.
Non si tratta di una fusione romantica, né di una metafora poetica qualsiasi. Si tratta di scomparire nella relazione.
Non essere “insieme”. Essere una cosa sola.
“Quando ti porta sulla sua schiena, non deve essere possibile separarvi: né per l’occhio, né nei suoi o tuoi pensieri.”
È qui che l’equitazione si fa arte. Non nel controllo. Non nell’estetica. Ma in quell’istante in cui il cavallo non distingue più sé da te, e viceversa. Quando le vostre intenzioni si sovrappongono. Quando il tuo pensiero è già il suo impulso. Quando non c’è più ordine, né risposta. C’è solo movimento condiviso.
Questa è la vera magia del binomio. Ma Binding non ci illude: questa unione non si dichiara, si conquista.
“Lui non ti apparterrà, a meno che tu non gli appartenga.”
In questa frase crollano tutte le logiche di possesso, gerarchia, comando. Il cavallo non è un mezzo. Non è tuo solo perché lo hai comprato, addestrato, montato. Appartenergli significa offrirsi alla relazione, essere parte attiva, presente, trasparente. Essere disponibile a sentirlo, ad accoglierlo, a rinunciare al proprio ego per creare qualcosa che vive solo tra voi.
E solo allora, lui sarà con te. Per davvero.
Binding tocca un punto scomodo ma necessario:
“Il tuo rapporto con il cavallo non è un matrimonio nel quale le due parti possono essere dichiarate unite…”
Quante volte vediamo cavalli e cavalieri vicini, ma non insieme? Coppie meccaniche. Routine consolidate. Abitudini fredde. Nessuna scintilla, nessun ascolto. Solo presenza fisica e gesti automatici. Binding lo dice chiaramente: non basta convivere. Serve conoscersi. Serve riconoscersi. Altrimenti si diventa due estranei che condividono un recinto.
“…come quando l’uno vivacchia accanto all’altro, senza conoscere di lui altro lato se non quello della quotidianità.”
Il rischio più grande nel tempo trascorso col cavallo è quello dell’abitudine. Del “so già com’è”, “tanto lo conosco”, “fa sempre così”. Ma il cavallo cambia ogni giorno. E tu anche.
Essere un binomio significa non smettere mai di guardarsi, di cercare nuovi linguaggi, nuove profondità, nuovi lati. Non basta montare bene. Bisogna abitare la relazione.
Manuale d’equitazione per un’amata
di Rudolf G. Binding
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