François Baucher, maestro indiscusso dell’arte equestre, nel suo celebre testo sottolinea con enfasi un principio fondamentale:
“Non bisogna quindi mai confondere il peso con la forza. Il peso è sempre passivo, mentre la forza determinante è attiva.”
Questo concetto, apparentemente semplice, rivela una complessità profonda quando lo si analizza alla luce delle osservazioni di Massimo Basili. Se nella Prima Maniera di Baucher il peso è visto come un elemento inerte e subordinato alla forza, nella Seconda Maniera il Maestro compie un passo avanti significativo: il peso, pur essendo passivo, diventa uno strumento che può essere manipolato per ottenere precisione e fluidità nei movimenti.
Per Baucher, il peso rappresenta l’inerzia della massa del cavallo, il fattore che “tende a fissare [il cavallo] al suolo”. Al contrario, la forza è ciò che “mette in movimento tutto il suo corpo, ne determina l’equilibrio, la velocità e la direzione”. Questa distinzione appare chiaramente nei suoi scritti, dove ribadisce l’idea che il peso è un elemento statico, mentre la forza è dinamica e attiva.
Tuttavia, come osserva Basili, nella Seconda Maniera si aggiunge una nuova dimensione:
“Il peso è sempre passivo, ma posso metterlo al posto giusto e determinare il movimento che produce la forza.”
Questo cambiamento rappresenta una delle evoluzioni più significative nel pensiero di Baucher e un passo avanti nella comprensione della biomeccanica del cavallo.
L’osservazione di Basili illustra come nella Seconda Maniera il peso, pur rimanendo un elemento passivo, diventi uno strumento di controllo. La capacità di “giocare con il peso” consente al cavaliere di ottenere movimenti precisi senza ricorrere a un uso eccessivo della forza.
Un esempio pratico di questa tecnica è descritto da Basili:
“Se sposto più peso sulla spalla sinistra del cavallo con una flessione dell’incollatura a destra, la forza della redine d’appoggio destra mi permette di spingere agevolmente il cavallo verso sinistra, determinando la girata.”
Questo approccio mette in evidenza l’idea di equilibrio dinamico, dove il peso del cavallo è costantemente ridistribuito per facilitare movimenti naturali e fluidi.
Un altro aspetto fondamentale del pensiero di Baucher è il ruolo dell’incollatura nel determinare l’equilibrio del cavallo. Come osserva Basili, sollevare l’incollatura e spostare il peso verso le anche permette di influenzare i movimenti retrogradi con una minima applicazione di forza:
“Se rilevo l’incollatura al cavallo e porto l’equilibrio indietro, verso le anche, avrò facilità a determinare un movimento retrogrado con una minima forza della mano.”
Questa osservazione dimostra come Baucher abbia sviluppato una comprensione raffinata delle dinamiche tra peso e forza, trasformandole in strumenti complementari piuttosto che in elementi separati.
La distinzione tra peso e forza e l’evoluzione del loro utilizzo nella “Seconda Maniera” rappresentano uno dei contributi più rivoluzionari di Baucher all’equitazione. La sua capacità di analizzare e manipolare il peso del cavallo per ottenere movimenti equilibrati e leggeri ha gettato le basi per un’equitazione più razionale e rispettosa dell’animale.
Basili sottolinea come questo approccio abbia reso l’equitazione di Baucher un’arte “di precisione, dove ogni movimento è il risultato di un equilibrio perfettamente calcolato tra peso e forza.” Questa filosofia, ancora oggi, ispira cavalieri e istruttori a cercare un rapporto armonioso con il cavallo, basato sulla comprensione della sua biomeccanica.
L’affermazione di Baucher secondo cui “il peso è sempre passivo, mentre la forza è attiva” rimane una verità fondamentale. Tuttavia, l’evoluzione del suo pensiero nella “Seconda Maniera” dimostra che il peso, sebbene passivo, può essere manipolato con grande abilità per ottenere un controllo raffinato del cavallo.
Come osserva Basili, la Seconda Maniera di Baucher rappresenta “un’evoluzione che non smentisce i principi originari, ma li espande in una nuova direzione.” Questo equilibrio tra innovazione e tradizione è ciò che rende l’opera di Baucher un punto di riferimento senza tempo per l’arte equestre.
“La Seconda Maniera” di François Baucher è, in Italia, un’assoluta novità. Il volume contiene la traduzione del manuale, che rappresenta l’evoluzione del Maestro francese finora conosciuta solo per mano di altri autori come Faverot de Kerbrech o Étienne Beudant, e delle note a fronte, curate da Massimo Basili che ne spiegano il significato e mettono in evidenza come si è evoluto il Metodo.
Basili ha lavorato sul testo con millimetrica precisione identificando le principali differenze tra la Prima Maniera (Metodo di equitazione) e la Seconda Maniera. I suoi approfondimenti, spiegazioni e curiosità ne rendono agevole e gradevole la lettura e chiariscono tutti quei punti che hanno reso spesso Baucher un autore controverso.
«Parlare della Seconda Maniera di Baucher – spiega Basili – equivale a descrivere quelle che sono le origini di un’equitazione colta, raffinata, gentile, dove il Cavallo, qualsiasi Cavallo, anche non di buona conformazione o di pessimo carattere, può esprimere al massimo le sue qualità, e dove un’intelligente impiego degli aiuti rende estremamente comprensibile all’animale ogni richiesta, da quelle più semplici a quelle più complesse. Un’equitazione che trova la sua sintesi nella parola Leggerezza».
Leggi la recensione di Maria Cristina Magri per Cavallo Magazine completa: Libri di cavalli: Baucher, ‘La Seconda Maniera’
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