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Rapporto uomo-cavallo: tra adrenalina, fiducia e silenzio

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Il rapporto uomo-cavallo tra rischio, fiducia e silenzi: scopri il mondo equestre di Giuseppe Colapinto. Leggi di più.

Ci sono arene in cui il silenzio pesa più degli applausi e paddock in cui uno sguardo racconta più di qualsiasi spettacolo. Nel mondo di Giuseppe Colapinto, il confine tra queste due dimensioni è sottile quanto il filo invisibile che unisce un uomo al suo cavallo.

Cosa accade nella mente di un uomo quando si trova davanti a un cavallo libero, senza redini, senza corde, senza alcuna possibilità di trattenerlo? E cosa accade, invece, nella mente del cavallo?

Sono domande che attraversano il rapporto uomo-cavallo e trovano una rappresentazione particolarmente intensa nell’esperienza di Giuseppe Colapinto, protagonista del libro Io sono Drago: Giuseppe Colapinto the Arabian Dream di Rossella Montemurro.

Tra l’adrenalina delle esibizioni e la quiete dell’addestramento quotidiano prende forma un universo in cui coraggio, sensibilità e vulnerabilità convivono. Un universo dove la libertà non elimina il pericolo e la fiducia non nasce mai per caso.

Il silenzio dell’arena: quando la fiducia incontra il rischio

Immaginiamo una piazza gremita. Gli spettatori trattengono il respiro. Al centro dell’arena, uno stallone è disteso sulla schiena, con il ventre rivolto verso l’alto. Sopra di lui, Giuseppe Colapinto abbraccia gli arti anteriori dell’animale. Lo stallone si chiama Chamir.

È una delle immagini più impressionanti raccontate da Montemurro: una figura che sembra sospendere il tempo, lasciando convivere meraviglia e inquietudine. Basterebbe un applauso improvviso, un palloncino che vola, un movimento inatteso. Il cavallo potrebbe spaventarsi, perdere l’equilibrio e ferire involontariamente l’uomo. Non è soltanto una questione di coraggio. È la rappresentazione estrema della fiducia tra uomo e cavallo, costruita attraverso anni di lavoro e maturazione.

La libertà non è assenza di pericolo

Nell’addestramento in libertà, l’assenza di strumenti di contenimento rende ancora più evidente una verità spesso dimenticata: il cavallo conserva sempre la propria volontà e la capacità di reagire. Colapinto conosce questa dimensione. Nel libro riconosce apertamente il rischio delle proprie esibizioni e la componente di incoscienza che talvolta accompagna il desiderio di superare i limiti.

La sua esperienza invita però a distinguere il fascino dell’acrobazia dalla sua opportunità. Una figura spettacolare non è automaticamente un esercizio adatto a qualsiasi cavallo. Preparazione, condizioni fisiche, equilibrio emotivo e contesto devono precedere ogni ambizione artistica. Perché il coraggio dell’uomo non può sostituire la sicurezza dell’animale.

L’altra faccia dell’arena: il silenzio del paddock

Lontano dal pubblico, lo spettacolo perde luci e rumore. Rimangono la polvere, i movimenti quotidiani, le pause. È qui che emerge l’altra dimensione di Colapinto. Il protagonista racconta di riuscire a percepire gli stati d’animo dei cavalli, anticipandone spesso le intenzioni. Parla di una sensibilità difficile da spiegare, affinata soprattutto attraverso il rapporto con Drago. Non occorre interpretare questa capacità come qualcosa di soprannaturale per comprenderne il valore.

Imparare ad ascoltare prima di chiedere

La comunicazione con il cavallo passa anche attraverso dettagli apparentemente insignificanti: un cambiamento nella postura, l’orientamento delle orecchie, una tensione muscolare, la qualità di uno spostamento. Sono segnali che richiedono osservazione, esperienza e disponibilità a modificare le proprie aspettative.

Il linguaggio del cavallo non si esaurisce in un codice di gesti da memorizzare. È una comunicazione dinamica, influenzata dall’ambiente, dalle esperienze precedenti e dalla relazione con chi gli sta accanto. Drago, nell’esperienza raccontata da Colapinto, diventa molto più di un compagno di esibizioni: è il cavallo attraverso il quale l’addestratore affina la propria capacità di ascoltare. Forse il punto più interessante è proprio questo: prima di insegnare qualcosa a un cavallo, bisogna imparare a riconoscere ciò che il cavallo sta comunicando.

Cabriolero: quando l’ironia entra nell’arena

Poi arriva Cabriolero. Piccolo, imprevedibile nella sua comicità scenica, capace di strappare un sorriso anche a chi non conosce il mondo equestre. La mascotte dell’Arabian Dream porta nello spettacolo un registro completamente diverso. Il pony si sdraia, finge di essere morto, aspetta il richiamo. Nell’esibizione finale passa sotto gli altri cavalli, si siede e attende gli applausi.

È una leggerezza che interrompe la tensione accumulata. Eppure, dietro questa presenza divertente, esiste una storia meno spensierata. Colapinto racconta di aver acquistato Cabriolero un anno dopo Drago, trovandolo in condizioni precarie, sporco e con il pelo lunghissimo, dopo una vita trascorsa insieme alle galline. Un recupero che, nel racconto, precede la sua trasformazione in protagonista dello spettacolo.

Il valore della leggerezza nel rapporto con i cavalli

Cabriolero dimostra che uno spettacolo equestre può coinvolgere anche senza ricorrere continuamente a figure rischiose. L’ironia diventa una forma di avvicinamento. Il pubblico ride, si incuriosisce, osserva un animale che fino a quel momento conosceva poco. Ma il divertimento dello spettatore non basta, da solo, a certificare il benessere del cavallo. La qualità di una relazione si riconosce anche dalla possibilità dell’animale di partecipare senza paura, dalla preparazione adeguata e dal rispetto dei suoi limiti.

Il cavallo come specchio dell’anima umana

Nel racconto di Rossella Montemurro, il cavallo arabo diventa il centro di una riflessione che supera la tecnica equestre. L’arena riflette l’adrenalina di Colapinto, la sua attrazione per il rischio, il desiderio di esplorare possibilità sempre nuove.

Il paddock restituisce invece un’immagine più raccolta: quella di un uomo che osserva, aspetta, cerca di comprendere. Chamir rappresenta la responsabilità che accompagna la fiducia. Drago incarna l’apprendimento reciproco. Cabriolero ricorda che la relazione può esprimersi anche attraverso il gioco.

Tre cavalli, tre modi differenti di interrogare la stessa domanda: quanto siamo davvero capaci di ascoltare un animale senza pretendere che risponda sempre alle nostre aspettative? È questa la tensione più affascinante del rapporto uomo-cavallo. Non quella che precede un numero acrobatico, ma quella che nasce dall’incontro tra due esseri viventi, ciascuno con la propria sensibilità.

Oltre gli applausi, ciò che rimane è la relazione

Il pubblico ricorderà probabilmente Chamir disteso nell’arena. Sorriderà ripensando a Cabriolero. Si lascerà conquistare dall’eleganza degli arabi. Ma il significato più profondo di queste storie si trova forse altrove. Nell’intervallo tra una richiesta e una risposta. Nella capacità di riconoscere un’esitazione. Nel momento in cui l’uomo sceglie di ascoltare anziché insistere. Perché lo spettacolo dura pochi minuti. La relazione si costruisce ogni giorno. E il gesto più straordinario, qualche volta, è proprio quello che nessuno applaude.

Vuoi conoscere più da vicino Drago, Giuseppe Colapinto e il mondo dell’Arabian Dream? Approfondisci queste storie leggendo Io sono Drago: Giuseppe Colapinto the Arabian Dream di Rossella Montemurro. Un’occasione per guardare oltre l’esibizione e interrogarsi sul mistero che rende unico ogni incontro tra uomo e cavallo.

 

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Il testo è ordinabile (fornendo il codice ISBN: 9788894610222) presso tutte le librerie in territorio nazionale.

Foto in evidenza: Gianvito De Novellis

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Serena Cappello

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