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Come si organizza il corpo del cavaliere in sella

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Scopri come migliorare la tua posizione a cavallo oltre le solite correzioni. Un approccio basato su consapevolezza corporea e Metodo Feldenkrais®.

«Abbassa il tallone.» «Raddrizza la schiena.» «Tieni ferme le mani.» Sono indicazioni familiari a molti cavalieri. Possono essere pertinenti, ma a volte una correzione dura soltanto finché tutta l’attenzione è concentrata su quella parte del corpo. Poi il piede torna a spingere, le spalle si irrigidiscono e le mani riprendono a muoversi come prima. Che cosa manca tra il consiglio ricevuto e la possibilità di usarlo davvero?

Una posizione non nasce da un singolo segmento. È il risultato di molti movimenti e appoggi che si organizzano insieme, mentre il cavallo si muove e il cavaliere risponde. Per questo, nel mio lavoro, prima di chiedere «qual è la posizione corretta?», mi interessa osservare «come ci arrivi?».

Quando il tallone scende con fatica

Immaginiamo un cavaliere a cui viene ripetuto di abbassare il tallone. Può provare a farlo premendo di più nella staffa. Il tallone scende, ma la gamba diventa rigida; il bacino fa più fatica a seguire il movimento e la mano cerca altrove la stabilità che manca. Dall’esterno il dettaglio richiesto sembra migliorato. Per il cavaliere, però, il gesto può essere diventato più faticoso.

Che cosa accadrebbe se, prima di intervenire sul tallone, esplorasse il rapporto tra piede, caviglia, anca e bacino? Potrebbe scoprire un appoggio diverso, che non richiede di spingere continuamente. Non c’è una risposta identica per tutti: conta riconoscere quale scelta rende il movimento più disponibile nella situazione concreta.

Sentire le differenze per avere più scelte

Il Metodo Feldenkrais® propone un apprendimento attraverso l’esperienza del movimento. Si esplorano variazioni piccole, spesso lente, e si osserva che cosa cambia: dove il peso incontra il suolo o la sella, come si muove il bacino, quanto partecipano il respiro, le spalle e le mani. La domanda non è se un movimento sia «giusto» o «sbagliato», ma che cosa permette di percepire e quali altre possibilità rende accessibili.

A volte il lavoro inizia lontano dal cavallo, perché senza la richiesta immediata di montare è più facile notare abitudini che in sella passano inosservate. Poi si torna all’esperienza equestre: il cavaliere verifica se quella nuova informazione gli è utile al passo, nelle transizioni o quando deve coordinare lo sguardo, le mani e il proprio equilibrio. Ciò che si scopre a terra non si trasferisce automaticamente; va esplorato di nuovo nella relazione con il cavallo.

Tensione e assetto

L’assetto non riguarda solo articolazioni e muscoli. Quando compare paura, quando si anticipa una difficoltà o si cerca di controllare ogni movimento, il respiro può cambiare e alcune parti del corpo possono lavorare più del necessario. Un cavaliere può stringere le ginocchia senza accorgersene, trattenere il tronco e chiedere alle redini di offrirgli un sostegno che non trovava nel proprio equilibrio.

Non serve giudicare quella risposta: in quel momento il corpo sta cercando una soluzione. Riconoscerla è il primo passo per poter sperimentare anche altro. Talvolta un piccolo cambiamento nell’appoggio degli ischi o nella libertà delle costole permette di incontrare il movimento del cavallo con meno sforzo. È un’esperienza da verificare, non una promessa né una formula valida per ogni cavaliere.

Il mio lavoro nel mondo equestre

Sono fisioterapista dal 1987 e insegno il Metodo Feldenkrais® dal 2001. Con EQUIdea porto questo sguardo nel mondo equestre, lavorando con cavalieri e istruttori. Non insegno equitazione e non sostituisco il lavoro tecnico dell’istruttore. Aiuto la persona a riconoscere come usa il proprio corpo e a cercare modi più funzionali di organizzarsi, così da poter utilizzare meglio anche le indicazioni che riceve in campo.

La prossima volta che ti correggono una posizione, puoi provare a porti una domanda in più: «Che cosa sto facendo, in tutto il corpo, per arrivare fin qui?». Potresti accorgerti che il punto da cui iniziare non è quello che sembrava più evidente.

Antonella Lioce  |  Fisioterapista e insegnante certificata del Metodo Feldenkrais®

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Serena Cappello

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