Vi è mai capitato di osservare la grazia innata e senza sforzo con cui un bambino piccolo si muove o gioca a piedi nudi? Quando provano ad afferrare un oggetto da terra, i bambini chiudono istintivamente le dita dei piedi, coinvolgendo caviglie, ginocchia e bacino in una fluida armonia. Poi cresciamo, inscatoliamo le nostre estremità in calzature rigide e iniziamo a soffrire di tensioni lombari, rigidità e persistenti dolori alla colonna.
Ci chiediamo spesso da dove nasca quel fastidioso mal di schiena a fine giornata o perché, quando siamo in sella, la nostra colonna sembri bloccata in un’armatura rigida. La risposta risiede in una connessione profonda ma spesso trascurata: la relazione diretta tra i piedi e il benessere della schiena.
Dal punto di vista biomeccanico, i piedi rappresentano le fondamenta su cui poggia l’intero edificio umano. Essi non sono semplici punti di appoggio statici, ma sensori raffinati capaci di dialogare costantemente con il sistema nervoso centrale. Ogni singolo micro-movimento delle dita o variazione del peso sulla pianta invia un segnale istantaneo che risale lungo le caviglie, le ginocchia, le cosce e il bacino, arrivando fino alla nuca.
Quando l’appoggio dei piedi e la postura sono privi di flessibilità, la forza di gravità, quella presenza invisibile e costante che agisce su di noi, invece di scaricarsi a terra, si scarica sotto forma di compressione diretta sulle vertebre. Se i piedi sono “sordi” o bloccati, la schiena deve fare un sovra lavoro muscolare immane per mantenere il corpo in equilibrio, traducendosi in affaticamento cronico.
Nel suo libro Il cavallo ed io. Equitazione e Metodo Feldenkrais, Antonella Lioce invita a riscoprire questa connessione naturale attraverso la consapevolezza e l’esplorazione percettiva. L’autrice propone un esercizio tanto semplice quanto rivelatore: chiudere le dita dei piedi come per voler afferrare una matita a terra.
Che cosa accade al resto del corpo quando facciamo questo gesto? Se siamo attenti e ricettivi, noteremo che:
È quella che la Lioce definisce un’onda organica. Invece di lottare contro la gravità per “stare dritti” con la sola forza di volontà, uno sforzo che causa solo disagi, la verticalità della schiena viene regalata dalla spinta dinamica che nasce proprio dal contatto dei piedi con il terreno.
Per chi vive la passione per l’equitazione, questa scoperta biomeccanica solleva un interrogativo spontaneo e fondamentale: se la schiena trae beneficio dalla spinta dei piedi a terra, come possiamo ritrovare questa flessibilità quando siamo in sella e i piedi non toccano il suolo?
Nel testo viene spiegato che in sella la natura del contatto cambia, ma il principio resta identico. Quando manca il contatto diretto con la terra, la nostra mente e il nostro corpo possono fare riferimento alle ossa ischiatiche, le punte inferiori del bacino che appoggiano sulla sella.
Tuttavia, come suggerisce l’autrice, anche in sella possiamo giocare a immaginare di appoggiare i piedi a terra, ricercando i punti di appoggio nelle staffe e restando nel respiro. Mantenendo le caviglie morbide e la bocca socchiusa, la spinta dai piedi e dagli ischi si somma verso l’alto senza irrigidire il collo o il tronco. Il risultato è straordinario: la colonna si allunga naturalmente, il bacino segue il movimento del cavallo senza subire colpi e la schiena ritrova una leggerezza inaspettata.
Comprendere come si collegano i piedi al benessere della schiena significa passare da una concezione meccanica e rigida del corpo a un modello organico e integrato. La colonna vertebrale non è un pilastro di cemento armato, ma una catena elastica pensata per rispondere alle oscillazioni della nostra base.
Che stiate camminando su un prato o regolando le staffe prima di una ripresa in campo, ricordatevi di ascoltare i vostri piedi: è da lì che parte la vera libertà di movimento della vostra schiena.
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Il testo è ordinabile (fornendo il codice ISBN: 9788890950490) presso tutte le librerie in territorio nazionale.
Nota editoriale
I principi di organizzazione motoria e gli esercizi citati sono tratti dal capitolo “Organismo e forza di gravità” del libro “Il cavallo ed io. Equitazione e Metodo Feldenkrais” di Antonella Lioce.
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