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Perché ti senti stanco anche da seduto?

Perché ti senti stanco anche da seduto? Scopri la causa posturale e come ritrovare carica e leggerezza.

Vi è mai capitato di trascorrere un’intera giornata seduti alla scrivania, in macchina per poi in sella, durante una sessione di lavoro al passo, ritrovarvi completamente svuotati di energia? Eppure durante la giornata non abbiamo corso una maratona né sollevato carichi pesanti, ma il corpo reclama riposo come se avesse compiuto uno sforzo titanico.

La domanda sorge spontanea: perché ci si stanca anche da seduto? La risposta non risiede nella pigrizia o nella stanchezza mentale, ma in una vera e propria guerra invisibile che il nostro corpo combatte ogni secondo senza che ce ne rendiamo conto: la scontro continuo contro la forza di gravità.

Il lavoro invisibile dei muscoli: quando la gravità diventa un nemico

In un mondo ideale, la forza di gravità è una compagna neutra e costante. La nostra struttura biologica – l’insieme integrato di ossa, muscoli, sistema nervoso e ambiente – si è evoluta per permettere allo scheletro di sostenere il peso del corpo e canalizzare la forza necessaria al movimento.

Il problema sorge quando la nostra organizzazione motoria è carente. Quando ci sediamo, invece di abbandonare e scaricare il nostro peso verso il terreno o sulla sedia, continuiamo a trattenere tensioni. Crediamo di stare a riposo, ma in realtà i nostri muscoli stanno compiendo un doppio lavoro estenuante: devono mantenere l’equilibrio della colonna e, allo stesso tempo, sopportare l’intero peso corporeo che lo scheletro non sta scaricando a terra. Il risultato di questo lavoro isometrico ininterrotto è un drastico affaticamento muscolare e un consumo energetico costante.

Il condizionamento dello sforzo: il mito culturale da sfatare

Fin dall’infanzia, la nostra cultura ci ha instillato un dogma ben preciso: “Se ti fossi sforzato di più…”. Abbiamo assimilato l’idea che l’efficacia e il valore di qualsiasi azione siano direttamente proporzionali allo sforzo profuso.

Nel suo libro Il cavallo ed io. Equitazione e Metodo Feldenkrais, Antonella Lioce evidenzia come questi continui richiami allo sforzo non solo non raggiungano l’obiettivo desiderato, ma generino ulteriore disagio e rigidità. Applicare l’idea dello sforzo alla postura – imponendosi di “stare dritti” con la forza dei muscoli – equivale a mettere il freno a mano tirato all’energia dell’organismo. Nel Metodo Feldenkrais, al contrario, ogni tentativo di sforzo viene azzerato per dare spazio all’efficienza motoria e all’ascolto.

Dalla scrivania al campo di lavoro: l’insegnamento degli ischi in sella

Questo meccanismo di affaticamento da seduti si manifesta in modo cristallino ed evidente nel mondo equestre. Chiunque monti a cavallo conosce la sensazione di stanchezza che deriva da una seduta contratta o dalla ricerca ossessiva di un “assetto perfetto”.

Quando siamo in sella, la mancanza di un contatto diretto dei piedi con la terra rischia di farci perdere la percezione della gravità. Per compensare questa disconnessione, tendiamo a irrigidire la nuca, a contrarre le spalle e a bloccare la respirazione.

Nel capitolo dedicato alla gravità, la Lioce offre una soluzione biomeccanica elegante e immediata: attivare la consapevolezza delle ossa ischiatiche. Gli ischi, le due sporgenze inferiori del bacino, rappresentano le nostre “radici” sulla sella. Permettendo agli ischi di ancorarsi delicatamente alla sella per il solo effetto del peso corporeo, si attiva un asse interno che spinge la testa verso l’alto spontaneamente e senza sforzo.

Sperimentare questa espansione naturale permette di:

  • Sbloccare la respirazione e mantenere la flessibilità nel tronco e nel collo.
  • Smettere di lottare contro il movimento del cavallo, diventando un partner leggero e ricettivo.
  • Eliminare l’affaticamento a fine sessione, sostituendolo con un senso di vitalità e presenza.

Riconnettersi con la terra per ritrovare la vitalità

Sentirsi stanchi da seduti non è una condanna inevitabile, ma un segnale che il corpo ci invia per avvisarci che stiamo scontrando la nostra forza muscolare con quella di gravità. Imparare a cedere il peso alla terra, che sia attraverso la sedia o attraverso la sella, è l’unico modo per permettere alla colonna di elevarsi con leggerezza e libertà.

La prossima volta che vi sentirete affaticati mentre siete seduti, fermatevi, socchiudete la bocca e ascoltate dove state trattenendo il peso. Smettere di sforzarsi è il primo, vero passo per iniziare a muoversi e a vivere con energia.

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