moshe feldenkrais

Moshe Feldenkrais, conosciamolo meglio

Chi è Moshe Feldenkrais? Cos’è il metodo Feldenkrais? Perché si integra all’equitazione? Le risposte nel libro “Il cavallo ed Io” di Antonella Lioce.

Il metodo Feldenkrais è un metodo di formazione somatica basato sul movimento con ampie basi scientifiche. È usato in tutto il mondo in molteplici settori e si è rivelato molto efficace negli sport equestri.

Ma chi è Moshe Feldenkrais? Come ha elaborato il suo metodo? Lo racconta Antonella Lioce nel suo libro “Il cavallo ed Io”, il primo testo italiano dedicato al metodo Feldenkrais integrato all’equitazione.

«Moshe Feldenkrais, nasce in Bielorussia da famiglia ebrea in un periodo storico non dei migliori, ovvero il 1904. Fin dall’infanzia, la sua innata caparbietà e libertà di pensiero gli fanno decidere di lasciare, all’età di 14 anni, la propria famiglia per iniziare un lungo e difficile viaggio in Palestina. A fargli compagnia un libro di matematica e una pistola. Attraversò i villaggi e molti ragazzi, affascinati dalla sua impresa, decisero di unirsi a lui. Quando giunse in Palestina nel 1919 era accompagnato da 200 ragazzi.

La Palestina era sotto il protettorato britannico. Era un paese segnato da aspri conflitti tra Ebrei e Arabi. Per tradizione, gli Arabi portavano con sé spade e pugnali, facevano parte del loro abbigliamento quotidiano. D’altra parte, gli Ebrei non potevano nemmeno portare un coltellino di 5 cm. Se un ebreo trasgrediva, finiva in prigione come possibile responsabile di tafferugli. Lo stesso Feldenkrais racconta ai suoi allievi durante una delle sue sessioni di addestramento, che un giorno, dopo all’invasione araba a Tel Aviv, 43 ebrei furono arrestati, per aver cercato di proteggere la loro vita, e quella delle loro mogli e figli. La convivenza non era certo tranquilla, e molto sangue è stato versato.

A 16 anni Feldenkrais era come un ragazzo qualunque. L’unico particolare riguardava il fatto che viveva in un contesto dove “vita” e “morte” avevano un peso fondamentale. Si trattava di vivere o di morire. Così insieme ad altri giovani uomini formarono un gruppo segreto, l’Haganah, che significa “forza di autodifesa”. Racconta di come si sono organizzati per imparare ad usare le mani, i bastoni e tutto ciò su cui potevano mettere le mani tranne i coltelli. Divennero abili e si presero cura di coloro che non erano in grado di difendersi da soli. Alcuni ragazzi del gruppo erano stati in Germania e avevano avuto esperienza con il jiu-jitsu. Così condivisero la loro esperienza con gli altri. Si allenavano ogni sera, erano diventati esperti.»

Le prime osservazioni

«Quando ripresero i tafferugli, tutti coloro che non conoscevano il jiu-jitsu o non erano adeguatamente addestrati, sapendo di non avere i mezzi per esporsi al pericolo, decisero di scappare. Così si salvarono la vita ed evitarono ferite. La metà degli esperti fu uccisa. In quella occasione, Feldenkrais capì che bisognava fare qualcosa per evitare di essere accoltellati, e si pose le seguenti domande: «Cosa faresti? Quale mano alzeresti per proteggerti?» E si rispose: «ti allenerò con il solo movimento finché tu, senza pensare o sapere nulla, proteggerai la tua testa, gola, e corpo da qualsiasi attacco utilizzando solo il movimento spontaneo come difesa». Così riunì un gruppo di persone. Con un coltello attaccò ognuno di loro, e fotografò le reazioni.

Dalle sue osservazioni notò che se qualcuno veniva aggredito, non restava fermo per ricevere il colpo. La reazione istintiva era quella di proteggersi la gola, mettere un braccio sulla testa o sulla schiena. A Feldenkrais interessava conoscere la prima mossa che un uomo faceva per salvarsi la vita. Mise a punto un sistema di difesa per qualsiasi stato di attacco, dove il primo movimento non è quello “pensato” ma quello “istintivo”, quel movimento che si fa quando si è spaventati. Per 2-3 mesi lavorò e si allenarono su questo.»

Il primo manuale

«Era il 1931 quando presentò il lavoro alla direzione dell’Haganah. Questa diede a Feldenkrais 25 sterline in modo che potesse pubblicare il libro in ebraico. Il testo fu distribuito al maggior numero di uomini dell’Haganah.

L’obiettivo era quello di permettere a tutti di imparare il “come fare”, non solo a Tel Aviv ma anche in altre colonie. Apprendimento facilitato dal fatto che il libro era ricco di illustrazioni. Se il libro fosse finito nelle mani degli inglesi, Feldenkrais sarebbe stato arrestato, così quando il testo fu pubblicato era già in Francia.»

Un nuovo capitolo

«In questo nuovo Paese inizia un altro capitolo della sua vita. Si dedica allo studio dell’ingegneria meccanica ed elettrica. Gli impegni lo assorbirono a tal punto da archiviare quel doloroso periodo della sua vita. Tuttavia, il portiere dell’albergo in cui viveva, venne a conoscenza che Feldenkrais proveniva dalla Palestina. Aveva saputo anche che aveva conoscenze di autodifesa e che era in grado di immobilizzare l’avversario o sbilanciarlo attraverso movimenti di proiezione tipici delle arti marziali. Un giorno gli portò un giornale dedicato allo sport, si parlava di una dimostrazione di judo a Parigi tenuta dal ministro dell’istruzione giapponese, il Professor Jigoro Kano.

Feldenkrais non conosceva il judo ed era curioso di capire di cosa si trattasse. Avrebbe voluto assistere alla dimostrazione ma severi e numerosi controlli impedivano l’ingresso a tutte le persone non invitate. Feldenkrais non era tra gli ospiti. Allora pensò di far recapitare al professor Kano un suo biglietto, in cui vi era scritto che si era occupato di jiu-jitsu e che era interessato al judo, e avrebbe avuto piacere ad assistere alla dimostrazione.

Con suo grande stupore fu fatto accomodare all’interno in un posto d’onore! Quella stessa sera si ritrovò a cena con il professore Kano, che volle conoscere la sua vita e poi tirò fuori il libro che aveva pubblicato per l’Haganah e gli chiese di fare una piccola dimostrazione delle sue teorie. Gli disse che c’erano aspetti della sua tecnica difensiva che dovevano essere perfezionati»

L’incontro con il judo

«Questo incontro fu fondamentale, era il 1933. Feldenkrais si ritrovò catapultato nel mondo del judo. Kano lo considerò l’uomo giusto per diffondere la pratica del judo in Europa. Dal Giappone fece arrivare un esperto insegnante di judo, in modo che Feldenkrais potesse trasformarsi in un esperto judeka. Divenne un rinomato insegnante i suoi libri Judo e Higheter judo, fornivano spiegazioni scientifiche dei principi di tale arte marziale. Ciò contribuì al riconoscimento internazionale del judo come sport.

Si stavano formando le basi che lo portarono all’elaborazione del suo metodo. Ma Feldenkrais era impegnato anche negli studi, si laureò in ingegneria e divenne un collaboratore di Frederic Joliet Curie, premio Nobel per la chimica.

Quando i nazisti invasero Parigi, fu costretto a fuggire in Scozia. Lì svolse ricerche scientifiche sui sonar e su altre tecnologie anti-sommergibili per il ministero della marina britannica. Fu proprio in Scozia che iniziò a elaborare il suo metodo, testandolo lui stesso.

Da ragazzo, in Palestina, si era infortunato al ginocchio mentre giocava a calcio e da allora aveva sempre avuto dei problemi. Poi si erano aggravati con la sua travagliata fuga dalla Francia verso la Scozia. Nella ricerca per trovare una soluzione al suo problema fisico, iniziò ad approfondire la sua ricerca sul movimento umano, e ad unirle con le sue conoscenze personali di fisica e arti marziali con materie come anatomia, antropologia, biochimica, teorie sull’apprendimento, neurofisiologia e psicologia.

Negli anni ha trovato soluzioni originali basate sul processo di auto-rieducazione. Ben presto si rese conto, che quei dolori erano collegati alla sua intera personalità, ed iniziò un viaggio di scoperta personale e di avventura intellettuale. Fulcro della scoperta di Feldenkrais era un processo di autoconsapevolezza e in particolare di consapevolezza attraverso il senso cinestesico del movimento. Aveva scoperto quanto possiamo imparare su noi stessi e sul processo di cambiamento focalizzando la nostra attenzione sulle sensazioni dei nostri muscoli e articolazioni, sulla gravità e sull’equilibrio; come svolgiamo un’azione e dove portiamo la consapevolezza durante l’attività. Ciò lo portò non solo a migliorare i suoi problemi fisici ma anche a migliorare la qualità generale del movimento. Feldenkrais, sin da ragazzo, fu costretto, più di una volta, a ricominciare da zero e riadattarsi alle situazioni, ambienti e società, imparare una nuova lingua, un nuovo lavoro lasciando sempre integra la sua identità.

Moshe Feldenkrais imparò molto bene la lezione di “Imparare ad imparare” ed imparò come insegnarla agli altri. In tutto il mondo tenne corsi e conferenze, insegnando a persone di tutte le età, professioni, razze e culture, a persone sane e malate a riprendere il loro sviluppo personale e come riconquistare libertà e autonomia. Il suo metodo basato sulla relazione psicosomatica corpo-mente-ambiente, è divenuto famoso con la pubblicazione del suo libro nel 1949 “Il corpo e il comportamento maturo”.»

Antonella Lioce, Il cavallo ed Io, Zoraide editore, 2018, pp. 28-31

Il Cavallo ed Io
di Antonella Lioce

Un viaggio nel metodo Feldenkrais®. Un manuale che ti prende per mano e ti fa capire che imparare ad «eseguire un movimento (in sella) è relativamente semplice» ma imparare a «sentire ciò che quel movimento genera in noi e per riflesso nel cavallo … è tutta un’altra storia.»

Il Metodo Feldenkrais® sviluppa ciò che in noi è innato, stimola la nostra intelligenza motoria unita alla plasticità del nostro cervello in grado di apprendere a qualsiasi età e in qualsiasi condizione.

Il testo è composto da due parti. Nella prima, l’autrice racconta il suo incontro con il metodo feldenkrais e poi con i cavalli. Spiega quindi come ha coniugato le due cose insieme. Nella seconda parte l’autrice fa entrare il lettore nel mondo feldenkrais proponendo una serie di movimenti volti a migliorare la propria postura a cavallo.

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