Manipolazione del puledro: vantaggi e polemiche

La manipolazione del puledro non è la soluzione a tutti i problemi (presenti e futuri) e per praticarla occorre coscienza e sensibilità.

Molti proprietari di cavalli, presto o tardi, nella loro vita equestre avranno a che fare con la nascita di un puledro. Per quanto si desideri vederlo nascere, riuscire ad essere presenti al parto è un evento difficile, raro. Così ci si sveglia la mattina e il puledrino è lì con la sua mamma.  Vederlo che si attacca saldamente al suo fianco, appiccicato come con una colla super attack fa riempire il cuore di gioia e soddisfazione. Lo si vede chiaramente che sta bene, che è forte e ormai sono anche passate diverse ore quindi si può anche rimandare un controllo ravvicinato e lo iodio ormai non è più necessario, ovviamente è stato curato dalla sua mamma.

Questo momento perfetto, come tutti i momenti perfetti, non è destinato a durare per sempre. Lo scenario potrebbe cambiare radicalmente dopo qualche giorno, qualche settimana o qualche mese. Improvvisamente ti rendi conto che, in realtà, non hai mai preso il puledro. Prendi la fattrice e la conduci in un box, in un recinto o in un paddock e cerchi di prendere il piccolo monello. Con tua sorpresa, hai a che fare con un concentrato di energia esplosiva. Il puledro non ti vuole vicino, e anche la cavalla si agita. In poco tempo, il puledro rischia di schiantarsi contro il recinto o le pareti del box per evitarti. All’improvviso, tutti sono a rischio di lesioni: il puledro, la cavalla e tu.

Può essere evitato tutto ciò? Possiamo avere un puledro che cerca la nostra compagnia invece di evitarlo?

Decisamente si, ritiene il dr. Robert Miller, il veterinario californiano che ha scritto “Imprint Training”, il libro che descrive la procedura omonima.

Se ci si approccia al puledro nel momento e nel modo giusto, sostiene Miller, il piccolo si legherà alla persona più o meno allo stesso modo come con la madre. L’Imprint Training è un approccio precoce al puledro che prevede una serie di manipolazioni che iniziano subito dopo il parto e proseguono con costanza nei giorni seguenti. Se eseguito correttamente, sarà molto meno probabile che in futuro il puledro resista a pratiche come la ferratura, l’inserimento di un sondino nasogastrico, la tosatura,  un esame rettale … la lista è lunga.

Tuttavia, ciò che potrebbe sembrare la soluzione a tutti i problemi (presenti e futuri), nel corso degli anni è stato oggetto di numerose polemiche. Alcuni comportamentisti equini hanno messo in discussione alcuni aspetti delle teorie e delle pratiche del dr. Miller. Alcuni hanno posto l’accento sulla durata della pratica e il relativo tempo di attesa del puledro per prendere il colostro, altri sul fatto di poter legare la madre e manipolare il puledro. Ma l’Imprint Training NON descrive queste pratiche. Chi ha a che fare con i puledri sa di non poter tenere lontano il puledro dalla madre e sa benissimo che il primo e fondamentale imprinting viene sempre e solo dalla fattrice. Chi pratica l’Imprint Training, ritiene Alice Calmasini, imprinter, studiosa del metodo e autrice del libro “Imprinting e Training precoce nel puledro” deve saper eseguire la procedura senza interferire nel rapporto madre-figlio, deve saper presentare gli stimoli al puledro senza spaventarlo e stressarlo, deve saper gestire le sue eventuali reazioni e reagire ad esse senza mai perdere il controllo e la calma. Negli ultimi anni però, sostiene Lucio Cetra (allevatore ed istruttore) si è diffusa un’idea imprecisa ed erronea della proce­dura. Per questo motivo, insieme alla dott.ssa Serena Cappello, tiene dei corsi per far conoscere il metodo di Miller. L’esperienza che propone mira a far vedere innanzitutto che il puledro appena nato non è un peluches da coccolare né un esserino da sottomettere o stressare ma richiede degli interventi precisi da eseguire in modo corretto e in secondo luogo dimostra che l’operatore non interviene in alcun modo nel rapporto fattrice-puledro.

Tutti gli uomini di cavalli, grandi conoscitori della specie, che approvano il metodo affermano che se la procedura è svolta in modo corretto è vantaggiosa e i puledri manipolati sono più calmi e facili da addestrare, se è svolta in modo non corretto può essere dannosa.

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